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Gli auguri degli ex compagni: un abbraccio al più grande di tutti

di Mario Frongia
Gli auguri degli ex compagni: un abbraccio al più grande di tutti

Boninsegna: «Noi nemici? Fesserie, ci siamo mandati al diavolo tante volte ma soltano in campo» Brugnera: «Un’ala sinistra così non nasce più. Era un mix di potenza, precisione e testardaggine»

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CAGLIARI. Mito inossidabile, anima e icona di un calcio solido, emozionante, umano. Gigi Riva che venerdì compie settant’anni è il led che tutti vogliono accendere. «Gigione, un abbraccio fraterno e cento di questi giorni» attacca Roberto Boninsegna. Il bomber mantovano sforna aneddoti. «Non è vero che fossimo nemici. Fesserie. Per anni abbiamo smentito, poi ci siamo stufati. Dividevamo la camera e andavamo assieme agli allenamenti: colazione al Poetto, pranzo e cena al “Corallo”. Certo, ci siamo mandati al diavolo mille volte. Dovevi darmela, non me l’hai passata, mi urlava. Pareva matto. Ma finiva in campo».

Punte d’amianto. «Una volta a Bologna partì palla al piede, gli si aggrapparono ai calzoncini, tenevano duro, lui correva. Al limite tirò una sassata col mancino. Gol. Aveva una forza micidiale, devastante». Bonimba torna sul suo addio. «Scopigno mi disse che c’era da far cassa. O io o Gigi dovevamo partire. Lui disse no, io chiesi l’Inter e mi accontentarono. Altrimenti sarei rimasto. Eravamo una bella coppia».

Dal 9 di granito allo stopper. Comunardo Niccolai parla di Rombo di tuono. Si commuove: «Ne abbiamo fatte davvero tante. Auguri bomber, per i tuoi primi settant’anni» dice il centrale. «L’ho conosciuto da militare alla Cecchignola. Al Cagliari lo ricordo in allenamento: Gigi era una furia, non ci stava mai a perdere. Dava e prendeva un mare di colpi. Eravamo una famiglia, diversamente non avremmo vinto lo scudetto». Niccolai disegna un uomo quadrato. «Caratteraccio? A momenti. Ma dava tutto se stesso. E scherzava spesso: eravamo a Milano. Si giocava a Varese. Gigi prese un auto a noleggio. Volle guidare: a tavoletta, fino a 200 all’ora. Giurai che non sarei mai più salito in macchina se guidava lui. Rise come un bambino».

Mario Brugnera, in quella squadra che stupì il mondo portando il tricolore in Sardegna, era qualità e classe: «Gli diedi la palla del gol con il Bari, vittoria che valeva lo scudetto. Mi venne incontro gioioso. Mi disse: il tuo piedino non dorme mai! Mugugni? Sì, brontolava con tutti. A Varese l’arbitro Bernardis espulse Boninsegna, gli diedero undici giornate. Riva gli disse di tutto e non fu neanche ammonito. Vincendo lì avremmo preso nel 68/69 il primo scudetto. Gigi aveva cuore e carisma». Il “10” dal tocco raffinato aggiunge. «A Varese fece una tripletta. Segnai anche io, mi disse che quella palla dovevo passargliela. Era egoista per la squadra».

Brugnera sorride: «Un’ala sinistra così non nasce più. Il gol in finale degli Europei alla Jugoslavia, è la sua essenza: potente e tecnico. Un vezzo? Guai a svegliarlo. Mai, neanche la domenica prima della partita».

Brugnera chiude così: «Brindiamo ai compleanni tutti assieme al ristorante Stella Marina fino ai novant’anni. L’augurio? Gigi, sei stato un grande campione».

Un mix tra Ibra, Bobo Vieri, Rummenigge? Giuseppe Tomasini annuisce. «In Coppa dei campioni, con il Saint Etienne, difendeva, recuperava palla, ripartiva, segnava: partita mostruosa. Da condottiero vero». Il libero rivive anni di passione. «L’ho conosciuto nel suo massimo fulgore. Le fratture avrebbero abbattuto chiunque ma non mollò mai e tornò più forte di prima. Quando si fece male con il Milan, aveva deciso di chiudere. C’era Toneatto, tante cose non andavano». Per Tomasini, Riva si smascherava alla vigilia dei match: «Se arrivava col muso lungo, eravamo felici. Significava che era incazzato e avremmo vinto».

Da Milano arrivano gli auguri di Bobo Gori: «Gigio, tanti auguri. Sa che sono di stima e amicizia». Il centravanti commenta: “Se anche lui compie settant’anni significa che è umano: in campo faceva cose disumane. Il gol più bello? La sforbiciata a Vicenza: gesto sublime e impossibile. Chi soffriva? Forse, Burgnich. Ma fece ammattire Morini: era immarcabile. Un compagno ideale e una persona leale». Auguri, Gigi.

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