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Pali, erroracci e infortuni: la vittoria è una chimera

di Enrico Gaviano
Pali, erroracci e infortuni: la vittoria è una chimera

Il primo gol stagionale del numero 17 Farias siglato al minuto 17 del primo tempo sembrava scacciare l’incubo. Nel secondo tempo invece è successo di tutto

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CAGLIARI. C’è chi sostiene che sopra il cielo del Sant’Elia volteggi un uccellaccio del malaugurio: cinque partite in casa e 0 vittorie. Se non fosse per le straripanti vittorie esterne in casa dell’Inter e dell’Empoli, la squadra di Zeman sarebbe ancorata al fondo della classifica. Ieri sembrava la volta buona. Occasione fra l’altro straordinaria per fare un bel regalo a Gigi Riva, primo tifoso rossoblù, per il suo settantesimo compleanno. Un Cagliari un po’ timido nell’approccio alla partita, ma deciso a infrangere il tabù. Deciso anche al di là della cabala. I rossoblù sono infatti passati in vantaggio al minuto 17, con Farias, il giocatore con la maglia numero 17. Massì, se si deve vincere che succeda alla faccia dei numeri che, dicono, portino male. Del resto, qualcuno dalla lunga memoria, ha ricordato che in fondo nel 1968, Gigi Riva segnò indossando la 17 nella finale bis dei campionati europei contro la Jugoslavia, riportando all’Italia un trofeo internazionale dopo 30 anni. Diego Farias, sinora, aveva bucato la rete avversaria solo in coppa Italia, contro il Catania al Sant’Elia. Finalmente la volta buona? Macché, manco per sbaglio. Perché, invece, il secondo tempo si è trasformato in una incredibile sequenza di episodi sfortunati per la squadra cagliaritana. Intanto l’autogol con il quale la squadra genoana è riuscita a riportarsi in parità: una spaccata di Rossettini che ha messo la palla nella sua porta, manco fosse il più provetto degli attaccanti, allo scadere del 18’ della ripresa. Al 29’ una sequenza incredibile: prima la punizione calciata magistralmente da capitan Conti con la palla che è andata beffardamente a incocciare il palo alla sinistra di Perin, quindi subito l’azione convulsa con la girata di Farias e Conti pronto a battere a rete a colpo sicuro, ma atterrato da Sturaro. Rigore per il Cagliari ed espulsione per il giocatore genoano. Ma Avelar, sinora implacabile dal dischetto, ha piazzato la sfera invece che sferrare la classica stamborrata (tiro violentissimo) facilitando la respinta di Perin su cui poi il giovane e promettente Samuele Longo si è trasformato in un bidone calciando la sfera fuori con tutta la porta spalancata davanti. Ma non è finita qui. Perché in superiorità numerica, con ancora 11 minuti da giocare più il recupero, il Cagliari aveva ancora la speranza di agganciare la prima affermazione stagionale al Sant’Elia. Dopo l’ultimo cambio, al 79’, con l’ingresso di Donsah per Ekdal, è trascorso però solo un altro minuto e si è infortunato Sau. Finiti i cambi, finita la superiorità numerica. Svaniti tutti i sogni di gloria. Forse sarebbe il caso di portare la squadra a fare un pellegrinaggio per risolvere il problema. Il quesito, in conferenza stampa, è stato sottoposto a Zeman che, con la sua voce serafica, ha ribattuto senza esitazione: «No, non si tratta di sfortuna, non abbiamo giocato come dovevamo fare». Ah, mister, meno male, perché il sospetto di un uccellaccio del malaugurio stava diventando forte....

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