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Brian, cuore biancoblù: alla Dinamo fino al 2018

Roberto Sanna
Brian, cuore biancoblù: alla Dinamo fino al 2018

«Considero Sassari già da tempo la mia città. L’Euroleague è faticosa ma è una grande esperienza, non lamentiamoci»

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SASSARI. Sacchetti fino al 2018. Non uno, ma due: dopo coach Meo, che ha firmato poco prima della Final Eight del 2013, anche Brian ha esteso per altri quattro anni l’accordo col Banco di Sardegna, candidandosi così a diventare il prossimo senatore a vita biancoblù dopo Vanuzzo e Devecchi. Un fatto sicuramente raro nel basket ma non nel mondo Dinamo, soprattutto non è stata una notizia inattesa perché Brian già da un bel pezzo aveva dimostrato di essersi integrato completamente con una realtà che l’ha visto arrivare nel 2010, al primo anno della Serie A. In quella circostanza a motivare la decisione era stato principalmente il desiderio di essere allenato da Meo, col quale aveva già avuto un’esperienza qualche stagione prima, adesso siamo di fronte a una scelta più matura e consapevole: Brian ha deciso di sposare fino in fondo il progetto della Dinamo. E non a caso «è stato tutto molto naturale, se ne parlava già da un pezzo – commenta –. Da tempo considero Sassari casa mia e non vedo un posto migliore dove continuare a svolgere al meglio il mio lavoro».

Firmare fino al 2018 per lei vuol dire principalmente tre cose: altri quattro anni con la Dinamo, a Sassari e con papà Meo come allenatore. Come la mettiamo?

«Partiamo dall’ultima, sicuramente la più complicata... Stiamo facendo un bel percorso insieme, ci siamo tolti tante soddisfazioni negli ultimi anni e abbiamo vissuto esperienze bellissime. E’ stato divertente anche girare quel video per l’Euroleague, dove come sempre ce ne siamo anche dette un po’. Cose che capitano in un normale rapporto tra padre e figlio e tra giocatore e allenatore».

Ma a pranzo da mamma Olimpia non va mai?

«Ultimamente no perché io ero in giro per l’Europa e lei sta ad Alghero, non ho avuto tanto tempo per andarla a trovare. Lo farò nei prossimi giorni, mi farò dire da Meo i giorni nei quali non sarà in casa e andrò da mamma a fare una bella chiacchierata...».

Altri quattro anni con la Dinamo, rischiamo di arrivare alla doppia cifra.

«Onestamente non sto più tenendo il conto, sono stati tutti anni vissuti molto intensamente e con grande entusiasmo. Vogliamo migliorarci ogni stagione, anche se questo significa che ogni volta sarà sempre più difficile. Una grande sfida che accetto molto volentieri».

Altri quattro anni a Sassari.

«Ho già detto più volte che mi sento a casa e che qui mi trovo benissimo per tanti motivi. Battute a parte, io credo che un luogo diventa importante se la gente del posto lo fa diventare importante e io qui sono stato alla grande sin dal primo giorno. Merito dei sassaresi e anche di una società che mi ha messo subito a mio agio e mi ha sempre aiutato tanto. Per questi motivi sono davvero convinto che non ci sia un posto migliore di Sassari per poter vivere bene e allo stesso tempo poter giocare serenamente».

Allora è arrivato il momento di parlare di basket: a Cantù, diciamo così, non è andata benissimo e adesso avete una serie di partite importanti, prima fra tutte quella di venerdì in Euroleague con lo Zalgiris Kaunas.

«Della partita di Cantù io preferisco prendere la parte positiva. Nel senso che abbiamo perso e non abbiamo nemmeno giocato bene, però è altrettanto vero che pur giocando male abbiamo tenuto testa a una squadra che al Pianella è sempre molto forte e difficile da superare. Pur sbagliando tantissimo nel finale siamo rientrati e abbiamo avuto il tiro per il pareggio, lo abbiamo sbagliato però abbiamo dimostrato che non molliamo mai, anche nelle giornate peggiori. In Euroleague c’è poco da dire, dobbiamo dare il cento per cento e continuare a sperare di restare in corsa per la qualificazione. Sarà bello anche tornare a casa dopo quattro trasferte».

Come siete usciti da questo lungo tour de force?

«Quattro trasferte di fila sono toste, è stata un’esperienza molto stressante dal punto di vista fisico e mentale. Detto questo non abbiamo assolutamente voglia di lamentarci, sapevamo da prima che sarebbe stata dura e anzi sono situazioni che prendiamo e viviamo con grande entusiasmo perché giocare l’Euroleague e fare questa vita comunque ci piace tanto. Non dobbiamo piangerci addosso, soltanto pensare a migliorarci».

In Euroleague è anche il momento di cominciare a vincere, anche per dare un senso a questa grande avventura.

«Sicuramente è un’esperienza molto impegnativa e ogni partita è realmente difficile, per vincere bisogna anche essere al top fisicamente. Noi vogliamo ancora provare a qualificarci, ma vincere è anche importante in prospettiva, sarebbe una grande gratificazione. Perché vincere una partita a questo livello ti dà la certezza che ti sei migliorato e che hai fatto qualcosa di veramente importante. E questo ci aiuterebbe a giocare meglio anche in campionato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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