Candreva gol Papera Buffon ma è Italiuccia
Botta e risposta nel primo tempo, ripresa ospite Stop di 15’ per i petardi lanciati dai tifosi biancorossi
INVIATO A MILANO. Respingono l’assalto della Norvegia e mantengono il primato in tandem Italia e Croazia, ma se c’è una squadra che può recriminare per la mancata vittoria è sicuramente quella balcanica, uscita da San Siro con la consapevolezza di essere, almeno in questo momento, più forte degli azzurri.
Il big match del girone H, segnato da una sospensione durata 15 minuti a causa di un continuo e indecoroso lancio di fumogeni e bengala in campo, finisce in parità. Gli azzurri, che pure erano passati in vantaggio all’11’ grazie a un gol di Candreva, alla fine devono accontentarsi di aver mantenuto l’imbattibilità e di aver tenuto alle spalle la Norvegia, che nel pomeriggio aveva vinto di misura in Azerbaigian, agganciando momentaneamente le due capoliste.
L’Italia decimata del ct Antonio Conte, priva del suo uomo faro Andrea Pirlo, al cospetto della nazionale più temuta del girone ha confermato i limiti già emersi nelle due partite precedenti, contro le cenerentole Azerbaigian e Malta, battute sì ma solo di misura e senza brillare.
La coppia d’attacco Immobile-Zaza, mal supportata da un centrocampo che ha pensato più a proteggere che a proporsi in fase offensiva, è apparsa troppo “leggera” prima ancora che isolata. Il capocannoniere dello scorso campionato è poi stato sostituito a inizio ripresa con El Shaarawi, mentre Zaza è rimasto in campo come unica punta undici minuti in più, prima di lasciare spazio a Pellè.
Ma nemmeno con il cambio di modulo, dal 3-5-2 al 4-5-1, l’Italia è riuscita a prendere le redini di una partita che – se non nelle battute finali – è sempre stata nelle mani dei croati. Anzi, con la scelta di passare alla difesa a quattro e di arretrare il baricentro, Conte ha di fatto “consegnato” il campo agli avversari, sperando di riuscire a colpire in contropiede.
Se a tutto questo si aggiunge il clamoroso errore del capitano Buffon, che al 15’ si è fatto infilare come un principiante dal diagonale rasoterra di Perisic, sparato da posizione defilata e senza troppe pretese, si capisce perché, anche in questa occasione, l’Italia non sia riuscita a sfatare il tabù Croazia, squadra mai battuta in sette partite disputate.
In uno stadio Meazza pieno come non si vedeva da tempo – con 63.222 spettatori paganti e con in tribuna, oltre all’ex ct Marcello Lippi, anche Pippo Inzaghi e Roberto Mancini (prossimi avversari nel derby di Milano, in programma domenica sera, che si sono salutati nel garage dello stadio) – i primi protagonisti in negativo sono i tifosi italiani, che fischiano l’inno croato. Gli azzurri ci mettono una “pezza”, applaudendo, forse proprio per coprire quello che ormai è divenuto un vergognoso e radicato malcostume.
Come non si spiega il copioso e incessante lancio di fumogeni e petardi – qualcuno dovrà poi spiegare come sono potuti entrare allo stadio, in così grande quantità – che hanno costretto l’arbitro olandese Kuipers a sospendere la partita per otto minuti alla mezz’ora della ripresa, dopo che anche dopo il gol del pareggio croato il gioco era stato ripreso con un minuto e mezzo di ritardo, sempre a causa del lancio di bengala.
Il clou è all’inizio. Dopo due occasioni della Croazia, una fiammata di Zaza sveglia l’Italia: la palla arriva a Candreva, che infila Subasic. Poi Perisic beffa Buffon e ristabilisce la parità. Dopo è solo Croazia, anche se l’infortunio di Modric toglie agli ospiti l’uomo migliore, e qualche pensiero all’Italia.
Domani azzurri in campo a Genova per l’amichevole con l’Albania. Malta ha fermato sul pari la Bulgaria.
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