Troppi i gol subiti, il Cagliari non decolla
Gli errori difensivi pesano sul bilancio dopo tredici giornate. Decisivi gli scontri diretti con Chievo Verona e Parma
CAGLIARI. Il primo dato che colpisce è la differenza gol. Quella del Cagliari è -4 tra fatti e subiti. Sono quattro le squadre che precedono i rossoblù in classifica (Palermo, Empoli, Verona e Torino) con una forbice più ampia in negativo, ma con meno reti al passivo. La posizione dei rossoblù si spiega così: penultimo posto nella classifica dei gol incassati (24). Peggio ha fatto solo il Parma (32), che occupa l’ultimo gradino. Soltanto in una partita (Empoli) la squadra di Zeman è riuscita a tenere la propria porta inviolata. Due, invece, sono le gare (Hellas Verona e Roma) nelle quali i rossoblù non sono andati a bersaglio.
Filosofia. Quella di Zeman è chiarissima. «Il gol è l’essenza del calcio e bisogna segnarne sempre uno in più dell’avversario». Un concetto che il tecnico boemo ha ribadito più volte. La storia, però, racconta che le squadre che hanno in bacheca tanti trofei, hanno sempre avuto difese quasi impenetrabili. E’ sufficiente andare a leggersi le statistiche della Juventus di Conte e Trapattoni; del Milan di Sacchi e Capello; oppure il Cagliari di Scopigno, il Verona di Bagnoli, la Sampdoria di Boskov. Vincevano perchè una volta andati in vantaggio riprenderli era difficilissimo. Quelle erano tutte grandi squadre, però è il concetto di base che conta. Puoi fare gol a grappoli ma se ne subisci tanti, non decolli. Ed è più o meno quello che finora è successo al Cagliari: bel gioco, tante occasioni, venti reti realizzate, ma solo 11 punti che valgono il quart’ultimo posto. Un po’ poco e qualche preoccupazione in più.
Poca mira. In tredici gare il Cagliari ha costruito più di quaranta occasioni da gol, concretizzandone meno della metà. Un altro limite che finora ha penalizzato i rossoblù. L’altro ieri, nella sfida contro la Fiorentina, una decina le opportunità per fare centro, alcune clamorose. Sfruttate, zero. Quando giochi contro avevrsari della qualità dei viola, non puoi permetterti il lusso di fare cilecca così tante volte. E’ come autocondannarsi. Qui Zeman ha ragione quando dice: «Bisogna essere cattivi, gli avversari se stanno barcollando vanno definitivamente messi al tappeto». Quello che il Cagliari è riuscito a fare solo a Milano con l’Inter e a Empoli, quando ha chiuso la partita senza dare possibilità di replica.
Incompiuta. Zeman ha tra le mani un bel giocattolo. Ancora non riesce a farlo funzionare bene. Ci sono momenti delle partite nelle quali si vedono grandi giocate, intensità, pressing a tutto campo. Poi arrivano le amnesie che rovinano tutto. Il boemo deve lavorare sulla continuità di rendimento, tallone d’Achille di una squadra che ancora non ha espresso tutto il suo potenziale. E’ vero che il Cagliari, con un po’ di fortuna, avrebbe potuto avere quattro-cinque punti in più e sarebbe in una posizione molto più comoda. Ma contano i risultati, sono quelli che fanno la classifica.
Mese di fuoco. Attende la squadra di Zeman fino alla sosta. O meglio, diciotto giorni con quattro partite da giocare (Coppa compresa) che potrebbero rilanciare una squadra il cui morale non è altissimo. Si comincia giovedì, ma la gara più importante è quella dell’8 dicembre al Sant’Elia col Chievo e la domenica successiva a Parma. Due scontri diretti da vincere. I tre punti sono l’unica medicina per allontanarsi dai guai e guardare al futuro con ottimismo. Bisogna ripartire dal caloroso e appassionato applauso che i tifosi hanno tributato alla squadra nonostante lo 0-4. Un incitamento ai giocatori ad andare avanti e la conferma che nonostante tutto l’entusiasmo è rimasto intatto. Ora tocca al “filosofo” Zdenek Zeman e alla squadra ripagare tanto affetto.
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