La Dinamo dei misteri irrisolti
Anche in Sicilia i sassaresi hanno mostrato il loro doppio volto: spumeggiante o inguardabile
INVIATO A CAPO D’ORLANDO. Il vero problema è non riuscire a darsi una spiegazione. Il motore della Dinamo va a corrente alternata e spesso si pianta proprio sul più bello, quando è al massimo dei giri. La doppia trasferta di Istanbul e Capo d’Orlando restituisce alla città una Dinamo piena di punti interrogativi ma con il morale molto meno a terra di quanto si possa pensare.
Il morale. Se dopo il match di Eurolega con l’Efes i biancoblù di Meo Sacchetti rischiavano di inciampare sul proprio muso, all’uscita dagli spogliatoi del PalaFantozzi i volti dei giocatori della Dinamo erano quelli tirati di chi ha gettato via all’ultimo tiro una partita che si era messa benissimo. Più rabbia che altro, insomma, e anche le dichiarazioni dei protagonisti fanno intuire che il primo pensiero è tornare in campo al più presto.
Il contesto. Impossibile, e anche ingiusto, crocifiggere una squadra che perde all’ultimo tiro, ma la sconfitta di Capo d’Orlando va comunque contestualizzata. Innanzitutto c’è da dire che i sassaresi sono arrivati al posticipo del lunedì dopo una prova durissima a Istanbul e con le gambe appesantite da un lunghissimo viaggio con un paio di sveglie prima dell’alba. Uno scotto che la Dinamo sa sin dall’inizio di dover pagare e il conto, in termini di brillantezza, si presenta puntualmente. Resta da capire, però, a proposito di presunta mancanza di brillantezza, come un giocatore come Sanders sia in grado di giocare una partita incolore e poi esibirsi nell’ultimo minuto di gioco (dopo essere stato in campo per 29’), in una delle schiacciate più incredibili mai viste nella storia della Dinamo. Va comunque ricordato che l’Orlandina era penultima in classifica, con due sole vittorie, avendo affrontato praticamente solo squadre di bassa fascia. Probabilmente l’Upea vale più di quanto la classifica non dica, ma non si tratta di certo di una corazzata.
Il meglio e il peggio. Appena 12 punti segnati nel primo e nell’ultimo quarto, guarda caso in periodi in cui il tiro da tre non ha funzionato (1/7 e 0/7). Un break mostruoso (18-2) subito nel momento di migliore fluidità (sul +13), con i biancoblù che hanno smesso completamente di passarsi la palla. E poi ancora l’incapacità di costruire un buon tiro nell’ultimo possesso, iniziato a 15” dalla sirena. Queste le cose più brutte viste in Sicilia. Dove invece hanno colpito positivamente il dinamismo del quintetto “proletario” (Sosa, Chessa, Devecchi, Todic e Brooks) e la capacità di Brooks e Lawal, nelle rare volte in cui vengono presi in considerazione nei giochi d’attacco, di rendersi pericolosi sia in post passo che in transizione.
Cercasi stelle. Di Jerome Dyson si è parlato parecchio, nel corso dell’ultima settimana. A Capo d’Orlando la guardia americana ha dato interessanti segnali di ripresa, anche se la stella ammirata con la maglia dell’Enel Brindisi era qualcosa di completamente diverso. E poi non è stato aiutato dalla fortuna, perché se quell’ultimo tiro fosse entrato a quest’ora staremmo parlando di un protagonista ritrovato. E da ritrovare è anche David Logan, che ha toppato clamorosamente la gara di Capo d’Orlando e le ultime due sfide di Eurolega. E due “fari” spenti la Dinamo non se li può proprio permettere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
