Cagliari, un punticino che delude
Brutta gara col Parma, poche occasioni e passo indietro dei rossoblù sul piano del gioco
INVIATO A PARMA. Che brutta partita! Il Cagliari interrompe la serie negativa ma raccoglie un solo punto al “Tardini”, contro un Parma che ha confermato sul campo di valere l'ultimo posto in classifica. I rossoblù hanno fatto poco per vincere, ci hanno provato senza convinzione, con pochissima lucidità. Non sono stati capaci di trovare il bandolo della matassa e mettere al tappeto un avversario che aspettava solo di essere buttato giù. Tanti gli errori nei passaggi, anche quelli più elementari. Dopo la brutta figura col Chievo, di passi avanti sul piano del gioco non se ne sono visti e la filosofia zemaniana appartiene sempre meno a questa squadra. Un brodino per la pattuglia guidata dal boemo che ha fallito con Farias l’unica vera palla gol del match. Preoccupa soprattutto l’involuzione delle ultime settimane, quasi che il gruppo abbia un a sorta di rigetto dopo aver studiato tanto il calcio di Zeman senza farlo proprio.
Marcia indietro. Zeman rivede le sue scelte dopo la debacle col Chievo. Ceppitelli torna titolare, Balzano passa a destra della linea difensiva, rientra Avelar, ormai completamente ristabilito. Cossu a sinistra del tridente nel quale c’è Longo, a cui viene data una chance dal primo minuto. Non cambia il centrocampo, confermati Crisetig ed Ekdal, Conti è il punto di riferimento in mezzo al campo. Donadoni si affida alla coppia Cassano-Palladino in attacco, inserisce Galloppa nel centrocampo a cinque che prevede Rispoli e De Ceglie sulle corsie, Lodi davanti alla difesa.
Tensione. Si respira a pieni polmoni in campo. Da una parte e dall’altra. Si vede che sono due squadre “malate”, con tanti problemi che il campo mette a nudo impietosamente. Il Cagliari sbaglia i passaggi più elementari, si ostina a portare troppo palla e non sfrutta gli spazi che la difesa del Parma concede. Manca il cinismo per affondare e quando Farias ha la palla giusta per sbloccare la gara, controlla male, perde tempo prezioso e quando si decide a calciare verso la porta, si fa ribattere la conclusione sulla linea da Mauri. È una partita nella quale traspare in modo palpabile la paura di sbagliare. Ci si gioca moltissimo e si fa anche tanta confusione. Le poche occasioni sono più il frutto di grossolani errori che di azioni costruite in modo ragionato o di ripartenze al fulmicotone. Quelle che Zeman vorrebbe vedere dalla sua squadra ma che continuano a restare solo nelle intenzioni. È un primo tempo di una povertà tecnica che spaventa.
Stessa musica. Al Cagliari il pari serve a poco e lo stesso discorso vale per il Parma. Ma si continua sulla falsariga di quanto accaduto nella prima frazione. Errori su errori tra squadre che confermano sul campo che non sono in fondo alla classifica per caso. Donadoni manda in campo Acquah e Jorquera, Zeman risponde con Dessena al posto di uno spento Crisetig, sempre meno a suo agio a destra della linea dei centrocampisti. Creare gioco e occasioni è un’impresa, si ha quasi l’impressione che il pallone tra i piedi bruci.
Ultime mosse. Le fa Zeman quando manda in campo Joao Pedro per Farias e Caio Rangel per Longo. Il boemo ridisegna il tridente spostando Cossu al centro, Caio a destra e Joao dalla parte opposta. È come mischiare le carte sperando nella giocata vincente. La gara si trascina stancamente, il “Tardini” fischia, lo spettacolo lascia a desiderare. Anzi, non c’è proprio. Il Cagliari forse ci prova un po’ di più degli emiliani, soprattutto nella fase finale della gara ma le idee sono poche e confuse. Le due squadre fanno a gara a chi sbaglia di più. Non succede altro, finisce senza gol. Un brodino per il Cagliari. Ma i segnali che arrivano da questa gara non sono confortanti. Del gioco zemaniano non si è visto nulla. E tra quattro giorni al Sant’Elia arriva la Juventus. Se il Cagliari è questo, sarà la vittima da sacrificare sull’altare dei campioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
