Il Cagliari (per ora) va avanti con Zeman
Faccia a faccia tra Giulini e il tecnico al termine del quale il presidente decide di non cambiare. Decisiva la gara col Palermo
CAGLIARI. Fiducia a tempo per Zeman. Sarebbe questa l’idea della società dopo un’intera giornata di riflessione (c’è stato un lungo faccia a faccia tra patron e tecnico), cominciata subito dopo la sconfitta (la quinta in casa) con la Juventus. Tommaso Giulini giovedì notte è andato a letto tardissimo. Il presidente del Cagliari è rimasto a lungo nella “pancia” dello stadio Sant’Elia chiuso in una stanzetta insieme al suo vice Filucchi e il direttore sportivo Marroccu. All’improvvisato summit era presente anche Zeman. Una chiacchierata a tutto campo, durante la quale Giulini ha sondato gli umori per avere le idee più chiare sulle decisioni da prendere.
Giornata intensa. C’è chi giura che l’argomento esonero non è stato nemmeno sfiorato. Giulini appena due settimane fa ha rinnovato la fiducia al mister. Lo ha fatto dopo la dolorosa sconfitta in casa col Chievo. Sperava in una inversione di tendenza che non c’è stata. Anzi, la squadra ha perso lucidità e soprattutto tranquillità e sembra non seguire più l’allenatore. Sono tre partite che dello Zeman-pensiero in campo non si è visto niente. Il presidente non ha ancora sciolto la riserva, il mister resta sulla graticola ma le probabilità che gli venga concessa una nuova chance sono in rialzo.
Confusione. Aver cambiato il modulo (dal 4-3-3 al 4-4-2) contro i campioni d’Italia, dopo averlo provato in soli tre allenamenti, è stato un azzardo. Imbottire la formazione di difensori, rinunciando in partenza ad offendere, è stato come andare contro il proprio credo calcistico. Tra l’altro senza risultati apprezzabili. Ci sono stati momenti della partita che i giocatori non sapevano che cosa fare. Nella testa di Zeman l’idea era quella di non lasciare spazi ai bianconeri, contrastarli nel gioco aereo, ripartire in velocità. Una strategia che non è quasi mai riuscita. Non solo per l’abilità degli avversari ma per i tanti errori commessi dai rossoblù. Non è un caso se Zeman a fine gara ha detto che il Cagliari non giocherà più in quel modo. Allora perchè farlo contro la squadra più forte?
Numeri. Un solo punto nel mese di dicembre, quello che avrebbe dovuto rilanciare i rossoblù. Ma a pesare sulla classifica del Cagliari è il ruolino di marcia casalingo (solo tre pareggi) e in particolare le sconfitte con Atalanta, Torino e Chievo, in teoria scontri diretti tra formazioni che puntano alla salvezza.
Partire da -2. Il Cagliari, più volte in questa stagione, ha subito due gol nei primi venti minuti. Un problema mai risolto che ha pesantemente condizionato le partite. Gli errori difensivi ci sono stati ma le responsabilità sono complessive. Per esempio, il centrocampo non ha garantito la necessaria copertura. I reparti hanno perso le distanze, creando buchi che gli avversari hanno sfruttato. Limiti sui quali Zeman ha sicuramente lavorato ma non è riuscito a trovare il bandolo della matassa. E qui entrano in ballo le responsabilità del mister che non è stato capace di trasmettere le proprie idee. O comunque lo ha fatto solo in parte.
Equivoco. Andrea Cossu per anni ha giocato dietro le punte. Da quando è arrivato Zeman è tornato sull’esterno, ruolo “dimenticato”. Si è adattato, fornendo qualche buona prestazione. Ma vederlo centrale nel tridente è come rinunciare al suo apporto. Non si possono pretendere dal “piccoletto” i movimenti che Marco Sau ha nel suo Dna calcistico. Non è un caso che il calo del Cagliari è cominciato da quando si è infortunato il bomber di Tonara. La buona notizia è che tornerà a disposizione dopo la sosta. E l’altra bella notizia sarebbe che Ibarbo impari a rendersi utile anche in fase di non possesso. E’ un limite che il colombiano si porta dietro da quando è arrivato in Italia. Il motivo per cui non ha fatto il salto di qualità.
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