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Il basket piange ancora Drazen Petrovic

Il basket piange ancora Drazen Petrovic

ROMA. Per tutti gli appassionati di basket il 7 giugno è un giorno di lutto: 22 anni fa a Denkendorf, in Germania, in un incidente d’auto moriva Drazen Petrovic, uno dei più grandi cestisti europei...

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ROMA. Per tutti gli appassionati di basket il 7 giugno è un giorno di lutto: 22 anni fa a Denkendorf, in Germania, in un incidente d’auto moriva Drazen Petrovic, uno dei più grandi cestisti europei di tutti i tempi.

Nato a Sebenico nel 1964, divenne una leggenda con la maglia del Cibona Zagabria insieme al fratello Aza. Lui era però di un’altra categoria. Soprannominato per la sua eleganza e il suo talento “Il Mozart dei canestri”, col Cibona segna 43,3 punti di media in campionato e trascina la squadra a due Coppe dei campioni. Da lì spicca il volo verso il Real Madrid nel 1988 con un ingaggio di 4 milioni di dollari, all’epoca uno sproposito e nel 1989 gioca e vince una partita leggendaria, la finale di Coppa delle Coppe contro Caserta: lui segna 62 punti, Oscar 44, Nando Gentile 32. Con la nazionale della Jugoslavia intanto vince un argento olimpico e un titolo mondiale. Il sogno di Drazen però è l’Nba, dove giunge insieme al suo grande amico Vlade Divac. L’’impatto però è terribile, a Portland non gioca mai mentre Divac sfonda nei Lakers. Decide di cambiare squadra e trova il suo posto ideale ai Nets, in una stagione che lo consacra stella assoluta a 20 punti di media. Nel frattempo dalle ceneri dell’ex Jugoslavia nasce la nazionale della Croazia, che conduce all’argento olimpico di Barcellona dietro l’inarrivabile Dream Team. Proprio la nazionale gli sarà fatale: rientrando dalla Polonia dopo una partita di qualificazione agli Europei, decide di non prendere l’aereo ma di tornare in auto. All’altezza di Denkendorf l’auto si scontra con un camion che invade la corsia. La fidanzata, alla guida, si salva, Drazen, che dormiva, no. In Croazia il 7 giugno è lutto nazionale e a Zagabria c’è un piccolo museo con tutti i suoi trofei dove ad accogliere i visitatori c’è la madre.

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