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Mi chiamo Franco Baresi, scopro talenti

di Roberto Muretto
Mi chiamo Franco Baresi, scopro talenti

Lo storico capitano rossonero a Sassari ha incontrato i giovani del progetto Milan-Wilier. È stato ospite a Palazzo Ducale

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SASSARI. «Un capitano, c’è solo un capitano». E’ stato accolto così Franco Baresi ieri a Palazzo Ducale, ospite della società Wilier nel progetto di scuola calcio che vede il Milan partner del club sassarese. Tanti bambini in maglia rossonera e anche tifosi più grandicelli che hanno fatto a gara per una foto col campione o semplicemente un autografo sulla maglietta o sul cappellino. Una giornata speciale, momenti da ricordare per chi Baresi lo ha visto solo in televisione, ma anche per quanti (essendo giovanissimi) ne hanno solo sentito parlare. E’ stata anche l’occasione per una chiacchierata a 360 gradi,nella quale il “Piscinin” ha parlato del passato e del presente.

«La Sardegna è un serbatoio di talenti - ha detto Baresi -. Qui sono nati molti campioni. I primi nomi che mi vengono in mente sono Zola e Matteoli. Ricordo tante sfide col Cagliari, partite sempre difficili e combattute. Sono dispiaciuto che quest’anno sia retrocesso, questa isola merita di avere una squadra in serie A».

Chi ama il calcio come Franco Baresi, non può restare indifferente ai fenomeni di corruzione che vedono implicati i vertici mondiali del pallone. «Personalmente provo amarezza e tristezza - il suo commento -. Fa male vedere calpestati i valori dello sport, principi a cui personalmente non sono mai venuto meno. Purtroppo gli esempi che arrivano dall’alto sono macchie indelebili. Certi personaggi andrebbero allontanati per sempre, invece continuano ad avere incarichi importanti. Serve una pulizia generale».

Franco Baresi è stato una bandiera del Milan. Ha iniziato e finito la carriera sempre nello stesso club. «Ma se giocassi adesso - dice - non sono sicuro che rinuncerei a fare un’esperienza all’estero. Ora ci sono molte più opportunità e credo che dopo Totti, difficilmente vedremo calciatori fare vent’anni con la stessa maglia. Io sono stato fortunato perchè il Milan mi ha consentito di giocare ad altissimo livello per tanti anni, questo ha contribuito a farmi restare rossonero a vita. Lo stesso discorso vale per Maldini e Del Piero».

Il calcio italiano sta dando segni di vita. La Juventus in finale nella Champions League è un barlume di luce dopo tanto buio. «E’ vero che la serie A ha perso molto del suo appeal. L’ingresso nel calcio degli sceicchi ha spostato gli equilibri. Molte big fanno fatica a stare ad alti livelli, mentre la Juventus, con lo stadio di proprietà, è riuscita ad avere una crescita esponenziale e tenersi giocatori importanti come Vidal e Pogba, che poi sono quelli che fanno la differenza, come nel mio Milan la facevano Gullit, Van Basten e Rijkaard».

E’ severo il giudizio di Franco Baresi sui tanti stranieri che arrivano ogni anno in Italia. «Molti non sono più bravi dei calciatori italiani, eppure giocano loro e i nostri ragazzi stanno fuori. Le società dovrebbero avere più fiducia, investire sui nostri talenti ed evitare che alcuni di loro vadano all’estero. Penso per esempio a Verratti, oppure a Pellè, punti fermi della nazionale».

Il campione del Milan ha fatto parte della lunga lista di difensori che tutto il mondo ci ha invidiato. «Spesso sento dire che si subiscono dei gol evitabili. Sono d’accordo che forse ai miei tempi c’era maggiore attenzione nella fase difensiva. Non concordo, invece, con chi sostiene che la zona ha rovinato tutto ed era meglio marcare a uomo. Faccio un esempio: col Milan di Sacchi facevamo marcatura a zona, eppure concedevano pochissimo agli avversari. Diciamo che in questo momento in Italia i difensori di alto livello non sono tanti e per gli attaccanti è più facile andare a bersaglio».

Si torna a parlare di Sardegna. Due sole squadre tra i professionisti (Cagliari e Torres) e una lunga lista di società che fanno fatica a restare in vita. «Siamo in una fase delicata - commenta l’ex capitano rossonero -. La crisi si avverte ovunque. La prossima stagione Milano, per fare un esempio, non avrà squadre nelle coppe europee. Non succedeva da tanti anni. Forse qui da voi i problemi sono maggiori, ma proprio per questo le poche risorse vanno investite sui vivai. Progetti come il nostro con la Wilier hanno due finalità: intanto formare lo sportivo come uomo, se poi diventa anche un campione tanto di guadagnato. Spendere tanti soldi per una stagione da vip e poi fallire, è una politica sbagliatissima».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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