«Visto? I miei pugni fanno ancora male»
Tore Erittu, primo sardo ad aver conquistato due titoli in due categorie diverse, adesso mette nel mirino la corona europea
PORTO TORRES. «Oggi andrò a casa di Anita, la moglie di Alberto Mura e gli consegnerò la cintura di campione d’Italia». Parole che Tore Erittu, nuovo re dei pesi massimi, pronuncia con la voce spezzata dalla commozione. Ogni volta che parla del suo maestro di sport e di vita, morto tre anni fa, non ce la fa a trattenere le lacrime. Il pugile di Porto Torres si commuove una seconda volta quando fa riferimento alla promessa fatta alla figlia: «Ho detto a Erika che se avessi perso mi sarei ritirato. Ho vinto, andrò avanti ma troverò del tempo da dedicare alla persona più importante della mia vita».
Sul ring si è visto un Erittu maturo, che non ha ceduto alla provocazioni di Tuiach.
«Sapevo che avrebbe cercato di innervosirmi, di demolirmi sul piano psicologico. Ho dato retta alla mia testa e non al mio istinto. Sapevo anche che era scorretto ma non fino al punto di colpirmi dopo il break dell’arbitro. Credo di avergli dato una lezione di pugilato, l’ho cucinato a fuoco lento. Forse avrei potuto chiudere il match prima del limite ma non ho voluto affrettare i tempi, saeebbe stato sbagliato metterla sul piano fisico».
Lei è il primo sardo tricolore dei massimi e l’unico ad avre vinto questo titolo in due categorie diverse.
«Sono salito sul ring con i quattro mori stampati sul pantaloncino. Sono orgoglioso delle mie radici e felice di aver regalato una gioia agli appassionati di pugilato. Sono le emozioni che sto provando in queste ore a farmi dire che ne è valsa la pena fare tanti sacrifici. Devo ringraziare Marco Runchina e Claudio Iannarelli, hanno avuto un ruolo importante in questi mesi».
Il mach con Tuiach era un bivio, adesso quali sono le prospettive?
«Si parla di una difesa del titolo in Sardegna, ma anche della possibilità di combattere per il titolo della Comunità europea. Prima, però, ddovrò lavorare sodo, migliorarmi sul piano fisico e tecnico. Nel match di sabato notte ho dato solo il 30 per cento di quello che possa fare. Non sembri immodestia, sono convinto di poter crescere. In questa categoria devi essere al top per puntare a certi traguardi, alttimenti è meglio lasciare perdere».
Rispetto al match con Lovaglio si è visto un altro pugile. Ha capito la lezione?
«In quella occasione ho buttato sette mesi di duro lavoro in pochi secondi. Ho dato retta al mio istinto e non ho ragionato. L’altra sera è successo l’esatto contrario. Ho sempre anticipato Tuiach col jab e poi ho scagliato le combinazioni a due mani. Lui pensava di vincere facile, io sapevo che potevo farcela. Aver vinto con un così largo margine è motivo di grande soddisfazione».
Come cambia la sua vita col titolo italiano?
«Sono ambizioso. Mi auguro di avere delle chance importanti. Nella boxe conta moltissimo l’aspetto mentale e da questo punto di vista adesso sto bene. Ho superato i tanti problemi che hanno condizionato la mia carriera. Qualche giorno di riposo e poi riprenderò ad allenarmi. A 34 anni, non ci si può fermare a lungo».
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