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Finale scudetto, la Dinamo si gioca tutto in una notte

di Roberto Sanna
Jeff Brooks
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Jeff Brooks

I biancoblù, sotto 2-3, devono vincere stasera per rimandare tutto a gara7 altrimenti Reggio Emilia sarà campione d’Italia

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SASSARI. Una notte per consumare definitivamente un sogno oppure allungarlo. Indietro 2-3 nella finale scudetto contro Reggio Emilia, la Dinamo gioca stasera quella che comunque sarà l’ultima partita stagionale al PalaSerradimigni. Bisognerà poi capire se sarà l’ultima di tutta la stagione oppure ci sarà una nuova puntata di questa appassionante sfida, che vede i biancoblù di Sacchetti (che oggi festeggia le 250 panchine in Serie A) ancora costretti a rincorrere. Già una volta sono rientrati dallo 0-2 al 2-2, adesso devono pareggiare per giocarsi lo scudetto in una gara secca a Reggio Emilia. La differenza è che siamo già nella zona del “win or go home” e sono situazioni che possono pesare, specie dopo aver perso tra mille rimpianti lunedì.

Questione di testa. Il primo passo per vincere è proprio cancellare gara5, non tanto per il risultato tanto per le conseguenze che si è portata dietro: con un po’ più di attenzione e qualche canestro da fuori la Dinamo oggi sarebbe qui a giocarsi il match-ball scudetto. Invece si ritrova spalle al muro contro un gruppo che sa trovare sempre nuove risorse e sopravvive a qualsiasi forma di stanchezza e problema fisico. Questo perché Reggio si sente una squadra in missione e soprattutto crede fermamente nel proprio sistema di gioco, grazie al quale ha attraversato mille intemperie ed è a un passo dal traguardo più bello. La partita più difficile oggi si gioca prima ancora nella palla a due: Reggio è convinta di andare fino in fondo anche in condizioni disperate, la Dinamo deve egualmente credere in una gara7 .

La maratona. Ormai si va verso lo sfinimento e contano molto anche le energie nervose e fisiche. Reggio ha i suoi problemi e il via-vai sull’aereo non aiuta la squadra di Menetti, la Dinamo è sicuramente più lunga e atletica ma il contatore è arrivato a cifre inaudite: 2 partite in Supercoppa, tre in Coppa Italia, 30 in regular season, 16 nelle coppe europee e questa è la numero 17 nei playoff, fanno 68 partite ufficiali dal primo week-end di ottobre a oggi. E la follia di giocare ogni due giorni, con serie al meglio delle 7 gare dalle semifinali in poi, trasforma i playoff in una centrifuga perversa. Essere ancora qui, per di più con due trofei in bacheca, è un grande merito della Dinamo e dimostra anche che le scelte fatte a suo tempo sono state comunque giuste. Adesso si tratta di trasformare questa maratona in uno sprint sul rettilineo finale. Insomma, con le percentuali che inevitabilmente calano e il contropiede sempre più raro, il fattore nervoso e quello fisico assumono un’importanza sempre maggiore.

Il muro. La zona 3-2, che spesso in questa serie ha sconvolto l’attacco biancoblù. Una difesa che evidenzia alcuni difetti strutturali (non c’è un playmaker e nemmeno un centro che passi bene la palla) e mette fuori ritmo i tiratori della Dinamo. A volte Menetti ne abusa e paga dazio, come in gara3, ma in gara5 ha lasciato un segno. Il 2/25 da tre visto lunedì è roba da incubi, oggi la Dinamo deve fare qualche canestro in più per sbloccarsi e soprattutto armarsi di pazienza quando la vedrà di nuovo.

Lo squillo. Quello che ancora manca alla Dinamo in questa finale. Come sempre è metà demerito suo e metà merito degli avversari, che sono arrivati molto preparati allo scontro, ma finora i biancoblù non hanno giocato una delle loro grandi partite. Lo hanno fatto per 25’ in gara4, poi si sono nuovamente incartati. In semifinale contro Milanoi nvece avevano lanciato segnali differenti, giocando alcune gare di grande spessore. In più, ha giocato sotto ritmo le prime due partite. Reggio invece ha avuto la capacità di non uscire mai dalla scena in alcuna situazione, dimostrando una grande forza mentale nei frangenti più difficili. Tutti dicono che prima o poi pagherà fisicamente, ma ancora è qui ed è a una partita dal traguardo. E quando ha avuto momenti di calo, la Dinamo non li ha sfruttati. D’altra parte i biancoblù hanno sempre dato il meglio di loro stessi nelle gare secche, senza uscita. Dovranno dimostrarlo oggi, nel giorno che può mandarli a casa ma anche, e non va dimenticato, a 40’ dallo scudetto.

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