Amsicora e Torres, poi tutte le altre
Lo sport sardo e l’identità territoriale, un binomio inscindibile
SASSARI. In principio fu l’Amsicora (1897), e in principio fu la Torres (1903). E il principio dello sport sardo coincide storicamente con il simbolo dei Quattro mori, in un binomio inscindibile. La storica società cagliaritana nata con la ginnastica, e la storica società sassarese che dalla ginnastica passò al calcio hanno voluto identificarsi sin dall’inizio con la loro terra e con il suo simbolo.
Già nel primo decennio del Novecento sulla maglie rossoblù, insieme allo stemma turrito della Torres, c’erano quei quattro con la benda. Diverso il discorso del Cagliari calcio, nato nel 1920 sotto lo stemma dei Quattro mori tout court, più o meno modificato nel corso della storia ma sempre presenti. Indimenticabile però la maglia dell’anno dello scudetto, con i mori sfrattati dal tricolore, pronti però a sventolare al Sant’Elia anche in Europa, sotto la bandiera Uefa, sin dalla prima partecipazione continentale nel 66-67 (Mitropa) fino alla semifinale di coppa Uefa del 1992-93. Senza multe.
L’Europa e l’Uefa hanno conosciuto i Quattro Mori di recente grazie alla Torres femminile, quattro volte in Champions e sempre a un passo dalla semifinale. I Quattro Mori allo Stadio Vanni Sanna c’erano, eccome. E non sono mai mancati né mai mancheranno nelle altre competizioni europee che coinvolgono e hanno coinvolto negli anni club e sportivi sardi, dalla pallamano femminile alla pallatamburello, dall’hockey su prato al basket in carrozzina, dal softball al ciclismo, dal tiro al piattello al basket della Dinamo e perfino al tennistavolo, dove oltre a Marcozzi Cagliari e Zeus Quartu due anni fa a varcare i confini nazionali per partecipare alla coppa Ettu è stata una formazione femminile cagliaritana, che guarda casa si chiama Quattro Mori. (mac)
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