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Un po’ più vicini al cuore dello scudetto

DI MARIO CARTA

DI MARIO CARTA Morris West, bestsellerista australiano, aveva capito tutto. Nel suo «La Salamandra» (1974) spiegava infatti che se a Londra, a Berlino o a Singapore gli chiedi di dove sia, il...

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DI MARIO CARTA

Morris West, bestsellerista australiano, aveva capito tutto. Nel suo «La Salamandra» (1974) spiegava infatti che se a Londra, a Berlino o a Singapore gli chiedi di dove sia, il milanese spiega immancabilmente di essere genericamente «italiano», così come il romano o il genovese, mentre d’istinto l’isolano risponde «sardo», se non addirittura specificando direttamente, in prima battuta, «sassarese», «cagliaritano» o «nuorese». Non è un caso, d’altronde, che in piazza del Popolo ogni Primo Maggio tra la folla del concertone romano spuntino puntualmente le bandiere dei Quattro mori mentre non si sono mai notate, per dire, quelle della Lombardia o della Sicilia. O della Val D’Aosta, per restare in tema di statuto speciale.

I Quattro mori sono più di una bandiera, sono un simbolo e insieme Dna da sventolare e da issare dal cuore del Mediterraneo, da mostrare e da stringere al cuore, come hanno da sempre fatto le squadre sarde e i loro tifosi, magari divisi dal campanile ma uniti nel vessillo. Oltre qualsiasi rivendicazione di tipo politico, oltre ogni autonomismo i Mori sono identità, e sono storia.

Cara Uefa, c’è un’anima catalana anche ad Alghero, lo sapevi? Il giallo e il rosso sventolano al Mariotti per il calcio e a Maria Pia per il rugby. Cara Uefa, i tifosi del Cagliari anche nell’anno della Coppa dei Campioni hanno sbandierato i Quattro Mori non per dividersi dall’Italia ma per unirsi nel nome di un’intera isola. Cara Uefa, meno male non sei l’Unione ciclistica internazionale, altrimenti sai che multe sulle salite del Colle delle Finestre, verso Cervinia e verso il Sestriere dove i tornanti erano tutti uno sventolio di Quattro Mori per l’idolo Fabio Aru. E cara Uefa, meno male non sei la Fiba, perché la Dinamo basket il simbolo della sua Sardegna ce l’ha sulle sacche, sugli asciugamani ma soprattutto sulla maglia, insieme ai Giganti di Mont’e Prama, e adesso insieme al tricolore. Ma i Quattro mori sono un po’ più a sinistra, un po’ più sul cuore. Non ditelo all’Uefa, però.

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