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La nuova Dinamo è in costruzione in un laboratorio

di Mario Carta
Jack Devecchi con il dottor Antonello Cuccuru
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Jack Devecchi con il dottor Antonello Cuccuru

Dietro le quinte delle visite mediche di rito per tutti gli atleti. Il medico sociale Cuccuru: «Sanders pedalava come Aru»

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SASSARI. Mens Sana in corpore sano, a maggior ragione quando il fisico integro dev’essere quello da Formula1 di un giocatore della squadra campione d’Italia di basket. La nuova Dinamo prende forma e prende firma, è tempo di raduno e i giocatori stanno arrivando a Sassari, uno alla volta. E uno alla volta si sottopongono alle visite mediche di rito. Un rito approfondito, serio, fondamentale per la società e per il giocatore. Un rito decisivo, anche, perché la validità del contratto è vincolata all’esito dei test ai quali tutti i giocatori, dagli ultimi arrivati ai veterani, vengono sottoposti in questi giorni nello studio Cuccuru, in via Casu, dagli “ufficiali sanitari” della Dinamo, il medico sociale Antonello Cuccuru e l’ortopedico Andrea Manunta in primis.

Dottor Cuccuru, il primo contatto di un nuovo giocatore con la sua nuova società non sono dunque pallone e canestro, ma uno stetoscopio e un elettrocardiografo.

«E’ così, può sembrare strano ma è doveroso controllare tutto per benino. E se qualcuno dovesse mostrare un problema lo si segnala».

Qualche caso a Sassari?

«Caleb Green era arrivato trascinandosi un infortunio a un tendine d’Achille. Non ricordo se il contratto venne firmato con riserva ma venne firmato, perché eravamo certi di poter recuperare il giocatore».

Come si procede?

«Io nello specifico mi occupo della valutazione cardiologiche e delle patologie che vietano dal punto di vista medico-legale di concedere il nulla osta, anche nell’interesse dell’atleta. A Sassari e alla Dinamo non è mai successo ma in altri sport sì. In Italia siamo all'avanguardia, anche nel basket chi non è idoneo da noi può esserlo all’estero, dove qualcuno è più permissivo».

Ciascun giocatore viene schedato.

«Ciascun giocatore viene seguito dalla sua scheda sanitaria, con tutta la sua storia clinica, in tutte le squadre italiane, nel corso della carriera».

Viene messo a nudo.

«C’è tutto, tutti gli aspetti. I farmaci assunti, eventuali episodi di doping, sospensioni anche temporanee, la sua storia traumatologica con i relativi esami. E’ importante, si ha un quadro ben chiaro».

Ma non accade quando un giocatore arriva dall’estero.

«No, mentre quando uno straniero dall’Italia va a giocare fuori noi inviamo la scheda al medico federale a Roma, che la custodisce e la rispolvera quando e se il giocatore torna in Italia».

Torniamo agli esami. Per essere promossi bisogna superare...

«Esame generale, visita cardiologica, un’anamnesi completa familiare e personale comprese intolleranze e allergie. Poi tocca ad Andrea Manunta e alle sue valutazioni. Ancora, eventuali esami specifici, prelievi ematici a inizio stagione, ripetuti semestralmente. E l’ecocardiogramma iniziale che per legge ha validità biennale ma che noi ripetiamo annualmente. E test su test: spirometria, elettrocardiogramma a riposo e il più importante, la prova di sforzo massimale su cicloergometro. Fino a quando uno ce la fa».

Chi ricorda, come... ciclista di valore?

«L’anno scorso Rakim Sanders è arrivato nel mio studio, si è seduto sulla cyclette e ho pensato: questo mi spacca tutto. Una prova super. In media toccano i 300 watt di potenza e poi si fermano, lui ha raggiunto punte di 400. Roba da professionisti. E pure spinti».

Al Tour sulla salita di La Pierre Saint Martin Froome ne ha espressi 414, Aru sul Mortirolo andava a 400 watt.

«Sì, Sanders è stato super».

Il vostro lavoro dura tutto l’anno.

«Si parte ora e si sta sempre in contatto con la società, e in particolare c’è un filo diretto con il preparatore Matteo Boccolini».

Lo scudetto è anche vostro.

«E’ anche un po’ nostro, sì. Lavoriamo in sordina ma è stata una grande soddisfazione anche per noi. In gara7 a Reggio nel pre-riscaldamento ho guardato nell’altra metà campo e ho contato sette giocatori di Reggio chi con una coscia fasciata, chi con un polpaccio bendato... Si vince anche così. Vuol dire che il preparatore e tutto lo staff fanno un buon lavoro».

A partire da...

«Da Meo Sacchetti. Quando un suo giocatore si riprende da un infortunio anche se noi gli garantiamo che è tutto a posto lui tende a preservarlo al massimo, sempre. Penso sia una sua dote, da grande allenatore e da grande ex atleta. Quando giocava si è scottato molto per un infortunio, e questo lo aiuta a calarsi nella situazione dei suoi atleti».

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