«Ripartiremo da zero, ma col tricolore nel Dna»
Meo Sacchetti, che ieri ha compiuto 62 anni, presenta la nuova Dinamo
SASSARI. Buon compleanno, coach. Con le candeline tricolori sulla torta delle 62 primavere da spegnere. Ieri Meo Sacchetti ha brindato, ha ricevuto una valanga di auguri anche sui social media, si è ritagliato il suo spazio per festeggiare con gli amici più stretti ma come al solito ha pensato alla Dinamo. Che domani parte per il ritiro precampionato, che domani comincia la nuova stagione.
Si riparte, è riuscito a riposarsi dopo gli onori e gli oneri di Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa?
«Sono stato fuori un mese intero. Al Nord, la famiglia mia e di mia moglie, i miei primi compagni di Novara e i ragazzi che ho allenato ad Asti, poi Cornovaglia e Londra, anche per lavorare sull’inglese».
C’è grande curiosità intorno alla nuova Dinamo. Anche l’allenatore prova questa sensazione?
«Sono sentimenti contrastanti. E’ logico che uno si affezioni a certi giocatori, a qualcuno che vorrebbe restasse, a chi pensa possa dare qualcosa in più. Ma questa esperienza l’abbiamo vissuta anche l’anno scorso con una squadra nuova di zecca e quindi sì, sono curioso, voglio vedere cosa viene fuori. Anche questo gruppo fisicamente sembra tosto, specialmente nel settore dei medio-lunghi».
E’ la squadra che voleva?
«Sì, era la squadra che volevamo fare. Abbiamo fortemente voluto Varnado, penso che abbia una gran voglia di giocare. E tra gli altri abbiamo messo dentro uno come Petway che al di là delle qualità tecniche e atletiche è stato in un club importante, abituato alle vittorie. E’ una matrice che gli chiediamo di trasmettere a tutti. Come a Marconato, che al di là dei 40 anni è un gran professionista, sa come si fa a vincere».
Alla luce dei nuovi giocatori, il suo gioco cambierà?
«Avremo letture di gioco un po' diverse, spero migliori, con i piccoli, magari perdendo un po’ dell’esplosività e della faccia tosta di Dyson. Però manterremo la nostra impronta. Soprattutto, vorrei vedere un po' più di playmaking. Di fantasia ne abbiamo e la terremo, ma voglio più ragionamento in certi momenti, quando il ritmo si fa lento».
Sull’attitudine offensiva dei nuovi giocatori non si discute, ma su quella difensiva?
«L’anno scorso abbiamo fatto passi avanti, specialmente nelle gare importanti, ora spero che il discorso sia magari più continuo. Giocatori come Eyenga e Petway sono tosti anche dietro, e anche Haynes difende, come Logan. No, sotto questo aspetto non perderemo niente, neanche dal punto di vista della fisicità, che sappiamo quanto sia importante soprattutto in Eurolega».
Si riparte dal gruppo, prima di tutto. Dalla sua costruzione.
«Con tanta gente nuova il primo problema non è il singolo. Bisogna che stiano bene insieme. Poi, è importante far capire il nostro ambiente, la città, una squadra passata in pochi anni dalla A2 allo scudetto ma con lo stesso spirito, cambiando poco. Con più professionalità, ancora da migliorare, ma mantenendo la sua identità».
Tanta carne sul fuoco, con i 12 più Pellegrino e Togashi.
«Pellegrino è un giovane di grande prospettiva, vogliamo che recuperi sul piano fisico. Yuki coprirà Stipcevic durante gli Europei, e noi vedremo che giocatore è».
Cosa si aspetta dalla sua Dinamo quest’anno?
«La società ha fatto una buona squadra. Sicuramente bisognerà cancellare quanto fatto in passato, come ogni anno dal primo anno che sono arrivato a Sassari e non abbiamo tenuto Whiting. Poi sono andati via i Diener e non andava bene, ora diranno che quando c'era Dyson era meglio... Ormai mi sono abituato».
Cresce la società, crescono i giocatori. In cosa è cresciuto Sacchetti con lo scudetto?
«In niente, sono rimasto questo. Raggiungere lo scudetto ti dà molta consapevolezza, è un gran bel traguardo ma non è che abbiamo vinto il decimo e caschiamo nell’assuefazione. E se sappiamo quanto è stato difficile, ora sappiamo anche un po' come si fa a vincere. E’ un fatto di Dna, aiuta ma si riparte da zero, con tante avversarie cresciute».
Le vostre rivali?
«Venezia ha messo a posto l’asse play-lungo, Reggio abbiamo visto di cosa è capace e ha Veremeenko, Milano punta sull’esperienza, con un gioco magari meno appariscente ma molto concreto».
La Dinamo in Eurolega?
«Vorremmo fare un altro passettino avanti in tutto, ci piacerebbe, essere più protagonisti. L’anno scorso era un mondo nuovo, ora lo conosciamo e ci arriviamo non da invitati ma da campioni d’Italia».
Chi sarà la sorpresa della nuova Dinamo?
«Non abbiamo preso nessuno per scommessa, ma come l’anno scorso Lawal ci ha dato quel qualcosa in più mi piacerebbe che Varnado si riveli dominante come lui, e aspetto di vedere Petway in un sistema di gioco che lo coinvolge di più».
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