«Il Cagliari in serie A e io farò tanti gol»
La promessa di Marco Sau: la voglia di riscatto è fortissima
CAGLIARI. Dopo due stagioni nelle quali non ha potuto dare il massimo, Marco Sau sogna il riscatto. L’attaccante del Cagliari è rimasto con un obiettivo preciso: riportare i colori rossoblù in serie A. Una missione precisa dopo un campionato deludente e l’amarezza di una retrocessione mai digerita.
Quanta voglia di riscatto sente dentro?
«Tanta. Tornare immediatamente in A per noi è un dovere e se non dovessimo riuscirci sarà un fallimento. Personalmente darò tutto per questa maglia. Mi sento in debito dopo due stagioni costellate da tanti infortuni, nelle quali non ho potuto esprimere al meglio le mie potenzialità».
Le premesse sembrano buone, la sensazione è che si stia formando un bel gruppo. E’ così?
«Sì, ho capito sin dal primo giorno di ritiro che si può fare un bel lavoro. A differenza dello scorso anno, durante il quale le tensioni non sono mancate, c’è un clima diverso».
E’ sbagliato se diciamo che è cambiata l’aria?
«No, dopo un anno difficile ho riflettuto a lungo. All’inizio vedevo tutto nero e non nego di aver pensato di andarmene. Ma è stato solo un pensiero che mi ha sfiorato, la volontà di fare grandi cose col Cagliari è stato più forte di tutto».
Ci vuole raccontare cosa vi siete detti col presidente Giulini durante il vostro incontro a giugno?
«Quelle sono cose che restano dentro quattro mura. Però quel faccia a faccia mi è servito tanto, perchè ho subito capito quali erano le intenzioni della società. Trovare l’accorso è stata una formalità. La cosa più importante è l’obiettivo che dobbiamo raggiungere, abbiamo i mezzi per fare bene».
Quanto conta essere sardo in una squadra sarda?
«Può sembrare banale ma è uno stimolo in più. La maglietta te la senti cucita addosso. Lo spirito di appartenenza ti fa fare cose che nemmeno ti immagini. Io spero quest’anno di fare tantissimi gol».
Che idea si è fatto dei nuovi arrivati?
«L’impatto è stato positivo. Sono tutti bravi ragazzi che hanno grandi motivazioni. Sì, hanno fame di vincere. Ed è quello di cui abbiamo bisogno in un campionato lungo e difficile come la serie B».
La B è definita una sorta di “inferno”. Come se ne esce?
«Intanto bisogna avere carattere e ricordarsi che non ci sono partite scontate. Bisogna sempre lottare dal primo all’ultimo minuto su campi caldissimi e contro avversari che non mollano mai. L’esempio l’abbiamo avuto in coppa Italia contro il Trapani. Quella partita ci è servita tantissimo».
Massimo Rastelli è un allenatore di grande carattere. Ce lo vuole descrivere?
«Le qualità che mi piacciono di più sono due: ha le idee chiare e ti dice le cose in faccia. Sa dosare bastone e carota e negli allenamenti pretende sempre il massimo. Sin dalla prima chiacchierata ho capito che è un uomo di carattere, che conosce bene la categoria. Da questo punto di vista credo che la società abbia fatto la scelta migliore».
Rastelli pretende grande aggressività, siete pronti?
«Abbiamo e stiamo lavorando per questo. Lui vuole che la squadra faccia un pressing alto senza perdere le distanze tra i reparti. Nelle amichevoli ne nelle partite ufficiali siamo riusciti a giocare in questo modo per lunghi tratti, per l’inizio del campionato saremo pronti a farlo per tutta la gara».
Lei non fa mai promesse in estate, continua sempre sulla stessa linea?
«In generale non mi piace parlare più di tanto, preferisco i fatti. Posso solo dire che il mio sogno è quello di fare tante reti, perchè quello è il mio compito. Se la fortuna si decide a non voltarmi le spalle, credo che questa stagione possa ripagarci dei tantissimi bocconi amari ingioiati l’anno scorso da noi e dai tifosi».
Quali sono le avversarie più pericolose nella corsa verso la serie A?
«Spezia, Perugia, Cesena, Pescara e tante altre. E poi non dimentichiamoci che ogni hanno in B c’è una sorpresa. La scorsa stagione nessuno all’inizio avrebbe scommesso su Carpi e Frosinone e invece ora sono in A».
Lasciamo stare da parte per un attimo il pallone, cosa fa nel tempo libero?
«Leggo, gioco con la playstation, mi piace fare delle passeggiate e rilassarmi con gli amici. Cose da giovani, insomma. Quando non sono al campo se posso di calcio non parlo. E’ un mio modo per staccare completamente la spina. Così quando torno agli allenamenti sono carico».
Come è stato tornare ad Aritzo che è a due passi da casa sua (Tonara ndr)?
«Molto bello. Mi ha fatto piacere vedere tanti amici che non posso incontrare spesso. E’ stato come fare un salto indietro con la memoria, ricordare la mia infanzia, quando ad Aritzo ci andavo spesso. Ma è stata l’accoglienza complessiva che mi ha e ci ha colpito. Una passione incredibile, ma soprattutto la discrezione dei tifosi, mai invadenti e sempre rispettosi del nostro lavoro».
Ci tornerete?
«Una domanda che va girata alla società. Credo che il giudizio sia positivo sul posto e sugli impianti, vedremo la prossima stagione».
Torniamo al calcio, con quale compagno di reparto di trova meglio?
«Un po’ con tutti. Il mister ci ha fatto ruotare e l’intesa sta crescendo. Io da questo punto di vista non ho problemi, so abituarmi a qualunque situazione. Sono un attaccante a cui piace sfruttare la velocità ma anche dare assist per i compagni».
Lei ha detto che parla poco, la prossima intervista...
«Magari quando saremo promossi in A. Scherzi a parte, taccuini e microfoni sono importanti, fanno parte di questo mondo, ma se rimango dietro le quinte è meglio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
