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Sassari difende la sua bandiera

di Roberto Sanna
Sassari difende la sua bandiera

Mille persone ieri sono scese in piazza: «La Torres non può essere umiliata in questo modo»

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SASSARI. La città non ci sta. Non ci sta a essere umiliata e offesa, a vedere calpestata e infamata una delle sue bandiere. La Torres non può diventare uno straccio da far volare impunemente. Il popolo rossoblù ha risposto alla chiamata, sono stati in tanti ieri sera a presentarsi in piazza Castello per esprimere la loro rabbia, lo hanno fatto in modo civile ma senza nascondere niente: dallo sdegno per una sentenza ritenuta una porcata decisa a tavolino, alla consapevolezza che qualcosa comunque è meglio che cambi perché questa è stata l’ennesima tappa triste della storia rossoblù. Alla fine nessuno ha chiesto un colpo di spugna ma solo un trattamento equo per quelli che sono stati i fatti. E visto che comunque alcune cose sono inconfutabili, il secondo tempo di questa partita dovrà necessariamente essere dedicato a guardarsi in faccia e anche dirsi delle cose poco piacevoli.

C’erano tutti. Un migliaio di persone nel momento clou, la piazza si è riempita lentamente. C’erano i tifosi storici, c’erano gli assidui della curva, c’erano quelli della tribuna e della gradinata. Gli irriducibili della Curva Nord sono arrivati sventolando le bandiere dopo una marcia di avvicinamento scandita dai cori e hanno esposto uno striscione nella parte bassa della piazza. Poco dopo le 18 è arrivato il sindaco Nicola Sanna, subito dopo è comparso il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau. La città e lo stadio a quel punto avevano tutti i rappresentanti, che hanno preso la parola. Interventi brevi, sentiti e tutti significativi, stavolta tutti si sono accorti che è successo qualcosa di veramente grave e anche che lo scenario dei fatti non è stato il migliore possibile.

Lo sdegno. «Ho parlato col presidente del Coni Giovanni Malagò – ha detto Nicola Sanna –, gli ho detto che Sassari non vuole essere umiliata. Siamo una città di sportivi, abbiamo sempre dimostrato di saperci comportare. Quello che ho chiesto è stata soprattutto una giustizia equilibrata, a me ha colpito la discrepanza tra la prima e la seconda sentenza. Lui ha garantito che il Coni riserverà la massima attenzione a questo caso, ha riconosciuto i meriti sportivi della nostra città che, ha detto, resta sempre una città campione d’Italia anche se non nel calcio».

Gianfranco Ganau ha ricordato che «non è la prima volta che la Torres ha delle difficoltà, io stesso da sindaco ho vissuto momenti difficili. Non sono abituato a contestare le sentenze però stavolta c’è stato qualcosa di brutto perché scarica tutto su un gruppo di ragazzini di sedici anni. La Torres ha bisogna di tranquillità, finalmente, per mantenersi ai livelli che ha conquistato sul campo. Anche i rappresentanti della Curva Nord hanno voluto rimarcare la loro vicinanza morale ai giovani della Berretti, finiti loro malgrado in questo tritacarne.

La storia. La Torres è nata nel 1903 e ha sempre rappresentanto qualcosa per la città, ha sempre avuto dei valori da portare avanti e non vuole smarrirli per qualche migliaio di euro di scommesse. «Adesso è il momento di stare uniti, salvaguardare la Torres e i suoi valori – ha detto l’avvocato Umberto Carboni, presidente della Fondazione Torres –. Però non dobbiamo dimenticare che comunque c’è stato un qualcosa che non doveva essere commesso e di questo dovremo chiedere conto agli autori. Non se ne può più, basta, non è una questione di avere una proprietà locale o del continente: serve gente onesta». L’avvocato Gabriele Satta, vicepresidente, non ha ancora digerito la sentenza: «Io ho rilevato un’enorme sproporzione tra addebito e sanzione – ha aggiunto –. Quando è arrivata la sentenza di primo grado ho pensato che fosse un’equa valutazione del caso, improvvisamente ci siamo ritrovati in Serie D. La retrocessione è una punizione iniqua anche a fronte delle valutazioni che sono state fatte di altre situazioni e del comportamento di altre società. Sicuramente ciò che è emerso non si può cancellare, però bisogna capire che cosa è successo veramente. E cioè se ci sia stata una scommessa su un risultato scontato oppure se siano stati mandati dei ragazzini a perdere una partita dicendogli di farsi sommergere di gol. E mi sembra che di questa seconda ipotesi non ci sia traccia da nessuna parte».

Guido Garrucciu, 85 anni, decano della tifoseria rossoblù ha espresso il suo dispiacere: «Vivo la Torres da 80 anni, per me è la passione di una vita – ha detto –, ricordo l’emozione che provavo ad attraversare quei cancelli. Io voglio che si faccia giustizia nel ricordo di tanti ragazzi che alla Torres si sono formati».

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