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Capitani non ci sta: ricorreremo al Tar

di Antonio Ledà
Capitani non ci sta: ricorreremo al Tar

Il presidente non getta la spugna: c’è ancora la giustizia civile

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SASSARI. «Aspetto le motivazioni ma non ho nessuna intenzione di arrendermi». Il giorno dopo la sentenza del Collegio di Garanzia del Coni che ha gelato le speranze della Torres Domenico Capitani rilancia la sfida. «So di non aver colpe – ha detto il presidente – e lo sanno anche i magistrati che ci hanno condannato. Il Procuratore generale del Coni, la più alta autorità in campo di giustizia sportiva, ci ha restituito l’onore ma le sue parole non sono bastate per ribaltare una sentenza che era già scritta».

Parole pesanti che nascondono l’amarezza ma anche la voglia di urlare al mondo - per la millesima volta - che la Torres è innocente, che non ha mai venduto o comprato partite, che è stata condannata all’ergastolo della serie D per il solo fatto di aver fatto giocare una squadra di giovanissimi in un turno di Coppa Italia messo a ridosso di due partite di campionato. Una verità che Capitani ripete da sempre, fin da quando nelle carte della procura di Catanzaro non è saltato fuori il suo nome e quello della società sassarese. «Su quel Pisa-Torres, dal risultato scontato, sono stati registrati flussi anomali di scommesse - spiega il presidente – ma da qui a sostenere che ci siamo venduti la partita ce ne passa». Eppure per la giustizia sportiva le cose sono andate più o meno così.

«E’ una sentenza sconcertante - racconta il patron rossoblù - che arriva dopo una sostanziale assoluzione in primo grado e dopo una requisitoria della Procura generale del Coni che si è trasformata in un atto di accusa nella sentenza di appello. I pm hanno riconosciuto l’inesistenza di prove a nostro carico, i limiti di una istruttoria condotta in fretta e male e la debolezza di motivazioni tali da giustificare la retrocessione in serie D. Tesi che hanno sostenuto anche i nostri avvocati ma che il Collegio giudicante non ha ritenuto di dover accogliere. I giudici hanno preferito condannare un innocente piuttosto che mettere in crisi due leghe a campionati già iniziati. Ma questa non è giustizia».

Capitani ha le idee chiare anche sul perché di tanto accanimento nei confronti della Torres. «Io sono tra quei presidenti che hanno votato contro il bilancio della Lega e che si è schierato apertamente contro Lotito e il suo strapotere nel mondo del pallone. Una posizione scomoda che mi è stata fatta pagare».

«Dopo l’assoluzione in primo grado – continua il presidente – è arrivata la doccia fredda del’appello, aggravata da motivazione debolissime. A quel punto abbiamo proposto appello ma la Figc ci ha costretto a cominciare il campionato - nonostante le nostre proteste - e il Coni è stato costretto a rinviare il processo di terzo grado perché alcune società (per esempio il Savona) hanno aspettato l’ultimo minuto per presentare a loro volta il ricorso. In questo modo i giudici si sono trovati di fronte a un fatto compiuto e all’impossibilità di azzerare due campionati. Ma questa, non mi stancherà di ripeterlo, non è giustizia. E arrivo a dire che il Collegio di Garanzia del Coni si fosse riunito un mese fa il verdetto sarebbe stato diverso».

Capitani comunque non si arrende e ha già dato mandati ai suoi legali di preparare una nuova battaglia davanti al Tar e, una volta lette le motivazioni, in sede civile per un eventuale risarcimento danni. «So che nessuno ci restituirà la Lega Pro ma ho il dovere di tutelare il mio nome e quello della Torres. A maggior ragione dopo aver sentito che anche la procura del Coni si è schierata dalla nostra parte».

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