La Dinamo a Tel Aviv per una notte da leggenda
Alle 20 grande sfida al Maccabi, chi perde resta da sola all’ultimo posto
SASSARI. È il giorno dello sbarco in un’altra arena intrisa di leggenda, quella del Maccabi Tel Aviv. Uno dei fortini più celebri d’Europa, dove i fans sostengono strenuamente quella che è considerata la squadra di una nazione. Il Maccabi ha fatto anche la storia del basket europeo: 51 titoli nazionali, cinque vittorie in Euroleague (la prima nel 1977 in finale contro Varese) più una nella Suproleague del 2001, l’anno del grande scisma (con la Virtus Bologna che vinse l’Euroleague) prima della riunificazione della massima competizione del basket continentale.
Anche questo team è stato accompagnato per anni da un alone di leggenda grazie a giocatori come Miki Berkowitz, Motti Aroesti, Doron Jamchy, Earl Williams and Aulcie Perry, ma passata quell’epopea il Maccabi ha saputo sempre interpretare un ruolo di primo piano guidata da Sarunas Jasikevicius, Anthony Parker (“back to back” nel 2004 e 2005) vincendo il titolo due anni fa da assoluta outsider abbattendo nei quarti l’Armani Milano e poi nella Final Four del Forum il Cska Mosca e il Real Madrid. Quest’anno, come la Dinamo, ha perso le prime due partite ma non è mai una squadra che si iscrive all’Euroleague per il gusto di partecipare.
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Gli intrecci. Questa è la partita degli ex: David Logan ha giocato nel Maccabi nel 2012/13, MarQuez Haynes e Joe Alexander appena lo scorso anno. Non solo: il play del Maccabi Taylor Rochestie nella stagione 2013/14 cominciò a Siena ma dopo 13 partite fu tagliato e al suo posto arrivò da Milano proprio MarQuez Haynes. E a proposito di Rochestie, l’anno scorso giocava a Novgorod e fu il migliore nelle due sfide contro la Dinamo in Euroleague. Anche uscendo dal generale ed entrando nel particolare, ci sono tante cose da raccontare oggi. Giusto restando al Maccabi, ci sono due ex italiani di grandw qualità: la guardia Devin Smith, che vinse da Mvp la Coppa Italia 2008 con l’Avellino. E il pivot Trevor nel 2013/14 viaggiava a 10 rimbalzi di media nella Virtus Roma dove aveva come compagno di squadra Lollo D’Ercole. Da segnalare anche un campione Nba, il play Jordan Farmar, che per anni ha fatto la spola tra i Lakers (anello nel 2010), i Clippers e i Nets e l’Europa.
La partita. Il Banco arriva sulla spinta della bella vittoria di Varese ed è il modo migliore per giocare in un palazzetto dove il fattore campo è sempre un fattore importante. Il match di lunedì potrebbe aver dato la spinta giusta ad Haynes, che ha giocato la miglior partita in maglia Dinamo, e ritrovare un giocatore così è fondamentale per la Dinamo. Resta sempre da verificare la tenuta della coppia Varnado-Petway, posto che Alexander il suo contributo lo assicura sempre e anche di qualità. Varnado, dopo la paura per la botta al costato che l’ha messo out a Varese dopo 6’, dovrebbe essere disponibile. Petway resta un mistero: probabilmente gli serve la partita giusta per sbloccarsi, ma lui non manda segnali.
La mossa di farlo partire dalla panchina lunedì non era una punizione ma un modo per togliergli pressione, se questo davvero è il suo problema. Ha funzionato solo a metà, nel senso che a giovarne è stato Alexander che, in campo con maggiore continuità (vista anche l’assenza di Varnado) ha carburato alla grande. Petway è rimasto invece lo stesso e rischia di diventare un grosso problema perché, se per il campionato si può ragionare in termini di tempo differenti, in Euroleague i giochi si fanno fino alla fine di dicembre e ogni partita è preziosa. Il Banco cerca ancora la sua prima vittoria in una prima parte quasi tutta in trasferta e, dopo l’harakiri di Istanbul, deve provare a ritagliarsi un’altra chance. Tanto più che, perdendo, scivolerebbe da sola all’ultimo posto e non è mai una bella situazione.
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