La Dinamo in casa non è più magica
Il PalaSerradimigni non sembra un fortino inespugnabile: finora in campionato due sconfitte e una vittoria sofferta
SASSARI. Due sconfitte nette, una vittoria all’overtime. Più un’altra sconfitta netta in Euroleague alla quale possiamo concedere il beneficio classico asterisco perché col Cska per il Banco è più facile prenderle che darle. Sta di fatto che il Banco per riprendere quota deve cominciare a far fruttare il PalaSerradimigni, un fortino nel quale in tanti hanno lasciato le penne e soprattutto che ha sempre dato un po’ di benzina in più al motore biancoblù. Gli uomini di Meo Sacchetti hanno invece vinto, e bene, a Cantù e Varese e giocato anche una buonissima partita a Istanbul col Darussafaka. Lasciando perdere tanti discorsi, che in ottobre hanno senso fino a un certo punto, è indubbio che un avvio così traumatico in casa non si era mai visto e non se l’aspettava nessuno, in primis i diretti interessati.
Le cifre. Unica vittoria in casa contro Cremona, soffrendo le pene dell’inferno, con l’overtime acciuffato da Stipcevic a pochi secondi dal 40’ e Cremona che ha sparacchiato sul ferro il match-ball. Poi, di seguito, il -14 con Brindisi, il -29 col Cska e il -12 con Venezia. Anche stralciando il fascicolo dell’Euroleague, c’è poco da sorridere. Una media di 81,6 punti segnati (più o meno in linea con gli anni scorsi) e 88 subiti, onestamente troppi. Anche il conto dei singoli quarti di gara è pesante: su 13 (compreso il supplementare con Cremona) giocati, i biancoblù ne hanno vinti 4 (compreso quell’overtime), persi 8 e pareggiato uno. Le avversarie. Sicuramente in casa il Banco ha trovato avversarie più toste di quelle incrociate in trasferta, anche se su campi come Cantù (dove non aveva mai vinto) e Varese per vincere devi comunque giocare delle buone partite. Venezia (due punti in più della Dinamo) e Brindisi (gli stessi 6) sono però squadre di fascia alta e questo un po’ preoccupa, in più c’è il fatto degli scarti in doppia cifra che potrebbero pesare in caso di differenza canestri. Posto che questi discorsi abbiano valore, perché non bisogna dimenticare che la Dinamo ha vinto lo scudetto ribaltando il fattore campo in tutti e tre i turni dei playoff e sollevato due Coppe Italia battendo sempre Milano.
L’ambiente. Qui si rischia di sconfinare quasi in filosofie di vedute. Di sicuro domenica il PalaSerradimigni era freddo, le battute e i discorsi sul web dopo la partita si sono sprecati. Un tempo i match della Dinamo erano un evento, entrando nell’impianto si percepiva una grande elettricità che poi veniva trasmessa alla squadra. Il PalaSerradimigni è speciale per questo, non sarà mai come il Pianella o il PalaMaggiò, ma ha al suo attivo diversi miracoli. Quell’elettricità è in parte mancata anche nella scorsa stagione, ma nei playoff il muro si è ricompattato e ha avuto il suo peso specifico, soprattutto in una finale giocata sempre di rincorsa. Manca ancora la “chimica” giusta, sembra il classico caso del cane che si morde la coda: i tifosi aspettano la squadra che a sua volta aspetta i tifosi. Forse sì, ma il fattore campo deve pesare, nessuno sa quante altre volte Sassari sarà la sede dei campioni d’Italia.
L’orgoglio. «Noi siamo i campioni, abbiamo uno scudetto da onorare». Le parole del capitano Jack Devecchi a fine partita sono state chiare. Una squadra con lo scudetto sul petto in casa dovrebbe avere un certo atteggiamento, i nuovi, anche se tanti, dovrebbero recepire l’onda di chi l’anno scorso c’era. Anche qui, manca la chimica giusta. Resta da vedere se gli elementi da combinare saranno questi o ci sarà bisogno di recuperarne qualcuno dall’esterno.
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