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Quanto è amara l’Europa del Banco

di Roberto Sanna
Quanto è amara l’Europa del Banco

Tra la stagione scorsa e quella attuale il bilancio è di tre vittorie in venti partite. E le troppe batoste cominciano a pesare

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SASSARI. Europa amara e anche un po’ ingrata. La Dinamo ha sempre posto la partecipazione alle coppe europee un elemento imprescindibile del proprio percorso di crescita, scelta rivelatasi vincente per quello che poi è riuscita a fare in Italia, ma il prezzo da pagare continua a essere durissimo: l’unica campagna brillante è stata quella in Eurocup nel 2013/14, prolungatasi fino a marzo con l’affascinante doppio confronto con l’Alba Berlino negli ottavi di finale. Per il resto un’eliminazione al primo turno, sempre in Eurocup, nel 2012/13, e il magro bottino dell’anno scorso tra Euroleague ed Eurocup. Tra la scorsa stagione e quella attuale siamo a tre vittorie in venti partite. Non che Milano stia facendo molto meglio, ma il fatto che anche l’Armani abbia quasi un piede nella fossa non consola i biancoblù di Sacchetti. I quali ora dovranno fare i miracoli per provare a superare il primo turno in Euroleague e, soprattutto, si trovano davanti a problemi strutturali che probabilmente non avevano previsto. Perché la squadra contro avversarie di un certo spessore si pianta sempre, anche in Italia. E perché non si può pensare di andare avanti concedendo interi quarti, o addirittura metà partite: significa prendere 10-15 punti in campionato e 20-30 in Europa.

I dubbi. Nessuno, in questo momento, vorrebbe essere nella scomoda posizione del coach Meo Sacchetti e del gm Federico Pasquini. Perché ci sono giocatori di nome (e di stipendio...) che sembrano la fotocopia sbiadita di loro stessi. E la squadra non solo vince poco, ma prende batoste inaspettate in casa e in trasferta, in Italia come in Europa. La Dinamo non è nemmeno una società che ha la capacità per entrare a gamba tesa in queste situazioni, nel senso di un’irruzione sul mercato con pacchi di dollari nella valigia. Intanto perché proverà finché può a dare coerenza al progetto sposato quest’estate . Poi perché i tagli possono rivelarsi anche un bagno economico non indifferente ed è meglio ragionarci. E infine perché non sempre sul mercato trovi la persona giusta ai prezzi che vuoi tu. L’esempio è quello di Kadji l’anno scorso: l’addio di Todic è stato precoce ma piuttosto che cambiare tanto per cambiare, la società ha saputo aspettare, anche soffrendo in determinate situazioni, e ha scelto l’uomo che ha cambiato la squadra proprio alla vigilia della Coppa Italia.

Sliding doors. Resta sempre il dubbio che questa squadra abbia attraversato comunque due situazioni nella quale le porte scorrevoli si sono chiude lasciandola sul lato sbagliato. La prima è la sconfitta all’ultimo tiro con Reggio Emilia nella Supercoppa. Viste le condizioni di Milano in quel momento, c’è da pensare che la Dinamo avrebbe potuto fare il bis e acquisire una base vincente importante. L’altra è stata la partita di Istanbul col Darussafaka e non c’è bisogno di insistere troppo sul valore che avrebbe avuto, ben al di là dei due punti in classifica. Inutile rimpiangere i singoli che non ci sono più, l’unico vero confronto con l’anno scorso, da farsi ovviamente non adesso, è che a quella squadra proprio non piaceva perdere. E pur tra mille innegabili difetti, sapeva alzare il livello della prestazione nei momenti importanti, quelli nei quali, come si dice adesso nel basket citando Boscia Tanjevic “culo mangia pigiama”. Momenti che devono ancora arrivare in questa stagione, il problema è che queste batoste non promettono nulla di buono. La strada a questo punto sembra segnata: o (finalmente) l’esplosione o i ritocchi. I tempi e i modi? Ritorniamo al discorso di prima, è soprattutto materia di Meo e Pasquini.

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