Dinamo, prima volta senza Meo: contro Pesaro servono orgoglio e cuore
Alle 20,30 al PalaSerradimigni si gioca il posticipo. Una partita che può dare il via alla svolta biancoblù
SASSARI. La partita che nessuno si aspettava. Doveva essere l’ennesima occasione per riprendere quota, si è trasformata in una sorta di terra di mezzo tra la bomba dell’esonero di Meo Sacchetti e l’arrivo di Marco Calvani. A condurla pro tempore saranno Massimo Maffezzoli e Paolo Citrini, che, ironia dello sport, si troveranno di fronte un ex coach della Dinamo, Riccardo Paolini, che allenò a Sassari per qualche mese in Legadue nella seconda stagione della presidenza Mele. Sconfiggere Pesaro, che ha 4 punti in classifica (ma domenica scorsa ha battuto l’Enel Brindisi) e obiettivi stagionali ben diversi, può essere comunque l’inizio della svolta tanto attesa almeno a livello di risultati. Vincendo, il Banco rimarrebbe comunque nel gruppo di testa e in piena zona Final Eight, obiettivo da non trascurare visto anche che l’Euroleague ormai è andata.
Famolo strano. Sarà strano, sicuramente, non vedere l’imponente sagoma di Meo Sacchetti in una panchina che ha occupato dall’ottobre del 2009. Per i ritmi dello sport professionistico in generale e del basket italiano in particolare, parliamo di un’era geologica. Nella quale la Dinamo ha fatto cose inaudite e che ha deciso di considerare comunque chiusa. Si riparte in realtà da domani con Marco Calvani e per certi versi questa partita cade in un giorno inopportuno, ma non si può snobbarla. Il difficile, così, è affrontarla nel modo giusto. Vale per la squadra, la società e l’ambiente. Difficile, visto che stiamo parlando di esseri umani, che gli ultimi fatti non possano essere condizionanti. E proprio per questo sarà determinante, stasera, la capacità di entrare in partita il primo passibile per i giocatori e quella del pubblico di creare il clima-partita.
Spalle al muro. Quando una squadra vince poco (4-10 il bilancio della Dinamo tra campionato ed Euroleague, non dimentichiamolo) si dice che cadono gli alibi per i giocatori. Se davvero era un problkema di incompatibilità, come lo stesso Sacchetti aveva detto, da oggi in poi tocca a loro prendersi responsabilità importanti. Detto questo, non è che in due giorni la Dinamo possa cambiare modo di giocare, specie sotto la guida degli assistenti del coach uscente. Potrà al limite farlo dopo qualche settimana col nuovo coach. Di certo c’è che questa squadra finora ha denunciato due problemi: giocatori che non sapevano adattarsi al gioco libero di Sacchetti e poi gregari, di lusso ma sempre gregari, che non riuscivano a diventare se non leader almeno protagonisti. Il primo potrebbe essere risolto con un nuovo coach e un nuovo playbook, per il secondo è meglio che si attrezzino i diretti interessati.
La partita. Pesaro è una squadra che vuole salvarsi e quindi molto combattiva, ha il vantaggio psicologico di arrivare in un momento particolare e giocarsi la partita senza nulla da perdere. I punti sono concentrati tutti nelle mani dei tre esterni Lacey, Christon e McKissic, sotto canestro le torri Walker (2,10), Shelton (2,08) e Candussi (2,11) possono dare fastidio. Mai come questa volta, però, è una questione molto di testa e poco di tecnica.
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