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Crisi Dinamo, parla Meo Sacchetti: «Sono sereno. Sardara? Il presidente è lui, decide lui»

di Mario Carta
Meo Sacchetti
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Meo Sacchetti

Basket, il coach protagonista dello storico triplete sassarese si gode il mare senza rimpianti: «Alghero è il posto migliore nel quale vivere»

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SASSARI. La misura del ricambiatissimo affetto della sua (di Meo) Sardegna per il suo (dei sardi) Sacchetti l’hanno testimoniata le immagini. Sui bastioni di Alghero dopo 7 anni di passeggiate catalane era come se fosse il primo giorno, a colpi di richieste di autografi e di selfie.

L’intervista al coach dello scudetto è stata trasmessa ieri sera, domenica 6, da Raisport solo casualmente lo stesso giorno del ko con Trento e della successiva esternazione del presidente Stefano Sardara. Non ci sono state parole polemiche, da parte del campione di Altamura, che resta legato a triplo filo anche all’attualità biancoblù, come d’altronde testimoniato dallo stesso Sardara che su Facebook apre così il suo post: «Il problema era Sacchetti e la soluzione è Calvani? No, le scelte hanno radici molto più profonde e solo chi conosce i fatti le può giudicare...».

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Come va? «Non bene, ma sono sereno», esordisce l’allenatore del triplete, che non mostra rimpianti. Sa che lavoro fa, sa di essere un allenatore e che un allenatore rischia il posto. «E deve accettarlo. Ci sono i pro e i contro ma i pro sono sempre di più, e fare l’allenatore resta la cosa più bella che c’è, dopo fare il giocatore». E Sacchetti conosce bene entrambi i ruoli, in entrambi dei quali si è rivelato un vincente. Però non nega che gli manchi il rapporto con i giocatori, il campo. «E comunque cerco di guardare oltre. Adesso vedo di più mia moglie e faccio cose che prima non potevo».

Inevitabili le domande sul suo rapporto con Stefano Sardara. Era meglio chiudere prima, subito dopo lo scudetto? «Avevo un contratto e sono molto legato alla Dinamo e a Sassari. Anche per questo cerchi di passare sopra alle cose, finché a un certo punto non si arriva a interrompere il rapporto».

Con Sardara Sacchetti dice di aver vissuto due fasi. La prima di grande unità, poi «a ciascuno il suo ruolo, e a decidere è il presidente». Lui resta nel cuore e nella storia della Dinamo. E a lui quali sono i 3 momenti più belli che restano? «La promozione in A, la prima Coppa Italia e gara7 di semifinale a Milano. Poi, certo, il più bello è l’ultima azione che ci ha dato lo scudetto, ma gli altri 3 sono stati indimenticabili».

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Sei anni in Sardegna, «sette con questo. Il rapporto con la Sardegna non è facile, ti studiano, vogliono sapere con chi hanno a che fare ma ormai penso di essere riuscito a farmi conoscere, nel bene e nel male. Ma la Sardegna è il posto migliore nel quale vivere, Alghero lo è. C’è il mare, c’è l’aeroporto. Dopo tanto tempo riesci ad apprezzare in profondità i valori della Sardegna».

E anche i sardi hanno imparato ad apprezzare i valori di Meo Sacchetti. Non c’è chi non glieli riconosca, soprattutto – ma non solo – sul piano umano. E lui ricambia, professandosi – oltre che ancora un dipendente della Dinamo, come ha precisato nella lettera alla Nuova Sardegna –, anche un tifoso. Le vittorie di Sacchetti nel 2014-2015 sono irripetibili? «Ripetersi è difficile – conclude Meo – ma ci sono le potenzialità per fare qualcosa di importante. Per Coppa Italia e playoff mai dire mai. Come l’anno scorso l’importante sarà esserci, saper prendere al volo l’occasione».

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