Quattro anni di successi strepitosi
Dall’estate del 2011 a oggi la grande cavalcata di Sardara alla guida della Dinamo
SASSARI. Stefano Sardara, l’uomo dei miracoli, si è materializzato in un’estate convulsa, quella del 2011. L’ennesima, per una società che viveva vite parallele e giocava fuori dal campo una partita ancora più importante: quella per la sopravvivenza. La famiglia Mele, reduce da stagioni trionfali con la promozione in Serie A e il successivo ingresso nei playoff scudetto, aveva detto basta una volta per tutte. Si trattava solo di trovare un acquirente e a lungo la Dinamo ha rimbalzato tra lacune città della penisola e anche Cagliari, con Massimo Cellino che aveva manifestato l’idea di diventare il padrone dello sport professionistico sardo.
Obiettivo sopravvivenza. Stefano Sardara aveva già avuto esperienze nel basket sassarese alla Torres prima e alla Robur successivamente ed era già vicino ai Mele in qualità di dirigente. Proprio per questo conosceva bene le problematiche della società e una volta diventato il numero uno ha sempre professato una fede: garantire alla Dinamo la maggiore indipendenza economica possibile. Lo ha ripetuto anche il giorno dell’esonero di Meo Sacchetti: «Sono un assicuratore, so che può succedermi qualsiasi cosa in qualsiasi momento. E la Dinamo deve essere in grado di soppravvivere anche al suo presidente». Da qui una serie di iniziative a tappeto per evitare che la vita della società dipendesse dal sì o dal no di un politico o di un unico sponsor.
Marketing battente. Un vero bombardamento. La Dinamo è presente dappertutto, cerca di fidelizzare gli sponsor, dà sempre in cambio qualcosa a livello di presenza e iniziative. Rinasce il rapporto con lo storico sponsor, il Banco di Sardegna, e quello con la Regione è innovativo perché la Dinamo diventa un soggetto attivo delle campagne promozionali. Un rastrellamento imponente di risorse nel territorio e anche fuori dall’isola.
Vincere e divertire. Col basket frizzante, per quanto atipico, di Meo Sacchetti e dei cugini Diener la Dinamo comincia a farsi conoscere e diventa un progetto da esportazione. Diventa pian piano, anche a costo di faticosi viaggi di rappresentanza, la squadra di tutta la Sardegna. L’altro slogan lanciato da Sardara è “Siamo più di un gioco”, mutuato da quello del Barcellona, realtà visitata da vicino. Basket, sorrisi e divertimento, nascono accessori come la Club House e lil Dinamo Store che avvicinano la gente alla squadra e cominciano anche a produrre introiti. La Dinamo mette il piede anche nelle coppe europee, tassello importante per aumentare la competitività della squadra e anche diventare veri testimonial della Regione. Con i Diener la Dinamo vince tante partite, comincia a essere più di una simpatica realtà, mette il naso in questioni importanti come i playoff scudetto e la Coppa Italia. Accompagnata sempre dal dubbio sul basket di Meo: «Diverte ma non difende e non vincerà mai nulla di importante». Profezia sfatata in un week-end del febbraio 2014 al Forum di Assago, con la prima Coppa Italia vinta eliminando di fila Milano, Reggio Emilia e Siena. Stavolta è vera gloria, lo stile Dinamo diventa un esempio e un modello per tutti, Stefano Sardara un manager che con la sua postività e la creatività va in controtendenza in un’isola afflitta da mille problemi e dalla malinconia.
Il triplete. Il 2014/5 è il campionato dove succede tutto. Per la prima volta la Dinamo prende parte all’Euroleague, grazie all’esclusione di Siena. E per la prima volta riparte senza il nome Diener al timone. Il presidente non batte ciglio nemmeno dopo che Travis si ritira stracciando un quadriennale firmato meno di un anno prima e che la Dinamo aveva messo come pietra angolare per il futuro: «Cambiamo sistema, vogliamo salire di livello, andare avanti. Non possiamo più essere solo una famiglia, diventiamo un gruppo di professionisti». Svaniti i tempi di Travis e Drake, che sembravano i vicini di casa a sorridevano a tutti, arrivano giocatori molto meno simpatici. La gente non li ama particolarmente, specie alcuni di loro, Sardara li difende tenacemente: «I conti si fanno alla fine». E tornano: tre trofei su tre in Italia, l’isola è in delirio.
La ricostruzione. Prima dei playoff e anche dello scudetto, Sardara aveva però fatto una conferenza stampa che oggi assume un significato ancora più preciso: «Abbiamo corso tanto, il 2018 è già oggi. Ripartiamo con un progetto nuovo». Tutti avevano sospettato che qualcosa potesse essersi rotto con Meo Sacchetti, da quel momento la cavalcata nei playoff viaggiava parallelamente alle voci di mercato. Poi il trionfo, la pausa, l’annuncio: «Io e Meo ci eravamo parlati per interposta persona, adesso abbiamo chiarito tutto». Si riparte con una squadra totalmente nuova che non ingrana, le vecchie ruggini vengono subito fuori. Va via Sacchetti, adesso anche Stefano Sardara, in una mattina difficile, annuncia che dopo giugno qualcosa potrebbe cambiare. Ma siamo in dicembre, l’uomo delle sorprese forse ha ancora qualche asso nella manica.
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