La Nuova Sardegna

Sport

Agguato archiviato, la testa è già al Rieti

Agguato archiviato, la testa è già al Rieti

Il ds sassarese: «Un episodio grave, ma l’Olbia non ha colpe»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Quarantotto ore dopo l’aggressione subita all’esterno dello stadio Bruno Nespoli di Olbia da parte di tre giocatori rossoblù non ci sono grandi novità sul fronte delle indagini. La polizia spera di riuscire a dare un volto e un nome agli aggressori, che una volta identificati, rischiano la pesantissima accusa dei rapina. I cinque hanno riconosciuto Iali, Musto e Casini che, in compagnia della ragazza di quest’ultimo, si recavano verso uno parcheggio pubblico a poche centinaia di metri dallo stadio. L’agguato è stato improvviso e violento.

Musto si è visto sfilare uno zainetto dove aveva riposto l’I Pad e il portafoglio. Casini e Iali sono stati un po’ più fortunati perchè all’aggressione hanno assistito Manolo Patalano e altri tre dirigenti rossoblù che stavano lasciano lo stadio e hanno fatto in tempo a fermare l’auto e correre in aiuto ai rossoblù. I cinque aggressori sono scappati prima dell’arrivo delle forze dell’ordine che hanno però raccolto diversi elementi che potrebbero tornare utili alle indagini.

Di certo c’è che l’episodio ha rovinato un pomeriggio che per la Torres si era messo benissimo in campo ma anche fuori. Lo conferma il ds Giuseppe Pisano presente in tribuna e testimone di quello che è accaduto nel dopo gara. «Episodi come quello di Olbia non dovrebbero succedere e non hanno nulla a che vedere con lo sport. Dispiace perchè i ragazzi erano molto scossi e non dimenticheranno facilmente quei secondi di follia. Posso aggiungere che hanno fatto bene a non reagire perchè avrebbero rischiato conseguenze peggiori. Chi ci dice che gli aggressori non fossero armati?».

Si era detto e scritto che Olbia-Torres era una partita a rischio. Non è stato imprudente lasciare uscire tre giocatori e piedi, con le divise rossoblù?

«Forse sì. Però è vero che la zona dello stadio era presidiata dalle forze dell’ordine e l’auto della ragazza di Casini era vicinissima. Diciamo che ci siamo fidati. Anche perchè prima e durante la partita non è successo nulla».

Bisogna dare atto al publico gallurese di una grande correttezza. E anche la società ha preso le distanze dagli aggressori».

«E’ vero. A Olbia siamo stati accolti molto bene. C’è stato qualche coro ma senza mai esagerare. Anche negli spogliatoi, nel dopo gara, il clima è rimasto cordiale e sereno. Mi sento di dire che la società gallurese non ha alcuna responsabilità per quello che è accaduto. Abbiamo apprezzato la lettera pubblicata dal presidente Alessandro Marino e lo ringrazio».

Il resto della squadra era già sul pullman, come ha reagito?

«Il segreto della Torres è quello di avere un grande gruppo. Siamo rientrati a Sassari tutti assieme e siamo andati a cena per dimenticare l’aggressione e, soprattutto, per festeggiare la vittoria. Perchè da questo momento è bene voltare pagina e ricominciare a pensare al pallone».

Anche perchè domani arriva il Rieti primo in classifica.

«Domani ci aspetta una gara difficilissima ma io sono sicuro che i ragazzi si prenderanno i tre punti. Sanno di poterlo fare e avranno anche l’appoggio dei loro tifosi».

Dove può arrivare la Torres?

«In questo momento può battere tutti. La squadra è in salute, ha trovato i suoi equilibri e ha una gran voglia di tornare in Lega Pro. So che non sarà facile ma so che anche per gli altri, a cominciare dalla corazzata Rieti, sarà difficile fare punti al Vanni Sanna».

Antonio Ledà

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’indagine

In Sardegna è l’estate dei divieti in spiaggia, vietati anche i castelli di sabbia – LA MAPPA

di Claudio Zoccheddu
Le nostre iniziative