Dinamo, coach Calvani lancia la sfida: «Contro il Galatasaray serve una grande prova di gruppo»
Alla vigilia del difficile match in Eurocup il tecnico del Banco fa il punto della situazione: «Il lavoro è la cura migliore»
SASSARI. Un’iniezione importante di talento a livello offensivo e porte aperte al nuovo arrivato per il ruolo di leader, ma solo se sarà lui a volerlo. Coach Marco Calvani e la Dinamo attendono l’arrivo in città di Tony Mitchell e intanto si concentrano sulla difficilissima gara di domani. Al PalaSerradimigni torna l’Eurocup e per i sassaresi c’è un osso duro come il Galatasaray, formazione “retrocessa” alla seconda competizione per problemi societari, ma attrezzata per arrivare sino in fondo.
Il match di domani. La formazione turca avrà due assenze importanti (in particolare mancherà l’ex biancoblù Caleb Green, uno degli eroi della prima Coppa Italia), ma per Calvani «si tratta una formazione talmente lunga e completa che non si può certo pensare che due defezioni cambino qualcosa. Il Galatasaray è una delle formazioni più forti di questa Last 32, credo che si possa tranquillamente dire che nel nostro girone non c’è una squadra più forte. Hanno molte soluzioni ma noi abbiamo intenzione di giocarcela. È banale ma è doveroso dirlo: per avere qualche chance di vincere dovremo giocare una grande partita a livello di squadra, servirà una grande compattezza da parte del gruppo».
L’umore. «Le vittorie danno morale e consentono di lavorare con maggiore serenità – spiega il coach della Dinamo –. I ko creano un po’ di tensione e ora dobbiamo trovare l’equilibrio migliore. La soluzione migliore è sempre quella di mettersi a testa bassa in settimana e allenarsi al massimo».
Come spiega le brutte sconfitte di Milano e Szolnok, arrivate all’indomani di due eccellenti prestazioni con due delle migliori squadre della serie A? «Non è facile capire le ragioni di certe prestazioni. Io prima di puntare il dito contro qualcuno provo ad analizzare ogni singola componente. Dopo le gare con Reggio e Pistoia ci siamo allenati molto bene, e quindi escluderei una certa rilassatezza. Troppo carichi? Non credo, perché per un match con Milano un allenatore non ha bisogno di dare stimoli ai giocatori, un giocatore dovrebbe trovarli da sè. Io credo che qualcuno abbia subito l’impatto mentale di giocare di fronte a 12 mila spettatori in quella che per certi versi era la partita dell’anno. Penso che la sintesi sia questa, poi naturalmente le componenti sono tante. Voglio però sottolineare una cosa: quando ho qualcosa da dire, la dico direttamente ai giocatori negli spogliatoi».
Arriva Tony Mitchell. «La storia recente della Dinamo è figlia di un assetto in cui l’asse play-ala-centro è stato composto da giocatori di grande consistenza. Inserire un’ala di peso come Mitchell – dice Calvani – ci consente di avere maggiore pericolosità a livello offensivo, e siamo arrivati a questa scelta anche valutando come Haynes e Logan fossero un po’ soli».
Più solidità e meno responsabilità per i due esterni sassaresi. Ma Mitchell, che dopo l’eccellente stagione con Trento, quest’anno ha faticato parecchio, che ruolo può ritagliarsi all’interno della squadra? «Aspetto che arrivi per parlare con lui e per capire cosa è successo quest’anno – risponde Calvani –. Il mio obiettiv o è metterlo nelle migliori condizioni per potere aiutare la squadra. Cercheremo di sfruttare le sue caratteristiche, ha dimostrato di essere un giocatore che può dare molto alla squadra anche “uscendo” dalla rigidità del sistema, un po’ come fa Logan. Se potrà essere leader lo vedremo col tempo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

