È giovane il futuro del «vecchio» Conti
L’ex capitano ritrova un ruolo nel suo Cagliari: seguirà i baby centrocampisti. «Questa è casa mia, felice di tornare»
CAGLIARI. “Il Cagliari è la mia casa, mai avrei pensato di tornare così presto. Ringrazio il presidente Giulini e il direttore Beretta”. Umile e diretto, Daniele Conti non ha mai avuto vita facile con taccuini e telecamere. Ma ieri si è aperta una nuova era. L’ex capitano, con 16 anni, 464 partite e 51 reti con la maglia rossoblù, è dall’altra parte della barricata. Dal campo alla panchina. Con in tasca il patentino Uefa B conseguito lo scorso 31 dicembre e all’orizzonte i giovani del settore agonistico diretto da Beretta.
“Sono grato alla società, mi ha coinvolto e il progetto è davvero importante. Qui si lavora tanto e bene, i risultati già si vedono. Paura? No, solo tanta voglia di fare bene”.
Il ghiaccio è rotto. Dal 1999 al 31 maggio dello scorso anno, una vita di battaglie. A sei mesi e qualcosa, dopo le lacrime di fronte ai 15.000 che avevano seguito l’ultima di A, Cagliari-Udinese 4-3, il numero 5 - in onore di Falcao - è tornato. “Ho avuto qualche proposta per continuare ma avevo detto che non avrei mai giocato per altri club italiani. Mi sarei mosso solo per un’esperienza all’estero. Ma nessuno mi ha cercato. Ho deciso di smettere ed ora sono di nuovo qui”.
Daniele Conti è emozionato. Nella saletta stampa del centro tecnico di Assemini si avverte l’atmosfera dei momenti speciali. La bandiera rossoblù seguirà i centrocampisti del settore agonistico guidato da Mario Beretta.
“Cagliari è la mia vita, mi è sempre piaciuta l’idea di lavorare con i giovani”. Per un attimo, si riavvolge il nastro: “Per la retrocessione ho sofferto molto, lasciare la squadra in B dopo 16 anni mi ha sconvolto. Ma la vita prosegue, guardo avanti. Inizio con forti motivazioni una nuova avventura”.
Quanto ci ha messo a dire sì?
“Presidente e direttore mi hanno trasmesso da subito la forte passione per questo lavoro. Non sarà facile, ma ho tanta voglia di imparare. Sto seguendo allenamenti e partite del settore giovanile, devo fare esperienza”.
Qalche giovane l’ha colpita?
“Tanti. Se devo fare un nome, Colombatto: tanta roba”.
Qual è l’abc da trasmettere?
“I ragazzi devono capire da subito cosa significa indossare la maglia del Cagliari. La tecnica è importante ma anche il carattere conta tanto. Ho vissuto tanti anni in un gruppo, lealtà e onestà sono alla base di tutto. Dirò loro che se lavorano duro, potranno raggiungere livelli importanti. Da ragazzino ho avuto la fortuna di avere al fianco mio padre e degli anni nelle giovanili della Roma ricordo Maldera, ora scomparso: da loro ho capito le cose importanti del calcio e della vita”.
Cosa si augura per il futuro da allenatore?
“Intanto devo sfruttare al meglio l’opportunità che il Cagliari mi ha dato. Devo capire e imparare, allenare non è facile e richiede impegno. Adesso parto, poi valuterò”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
