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Defibrillatori: l’isola chiede una proroga

Defibrillatori: l’isola chiede una proroga

Scatta l’obbligo per tutte le società sportive di dotarsi dell’apparecchio “salva infarto” e di un responsabile specializzato

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«Fare sport aumenta di 18 volte il rischio di un arresto cardiaco». «Le morti a scuola hanno un peso differente rispetto a quelle in palestra". E ancora: «i presidenti delle società sportive, in caso di indidenti gravi, rischiano la galera per omicidio colposo». Sono solo alcuni dei delicati temi affrontati ieri mattina nel corso del convegno dal titolo "Defibrillatori obbligatori nel mondo dello sport: L. 169/13 - Urgono chiarimenti". All''incontro, fortemente voluto dalla Fidal Sardegna presieduta da Sergio Lai, ha preso parte tutto il mondo dello sport dilettantistico regionale che ha provato a sviscerare le problematiche relative all'obbligo, per le società sportive,di dotarsi entro breve tempo, di un defibrillatore portatile.

Intento reso vano dalle difficoltà interpretative di una disposizione che presenta notevoli lacune normative. L'oggetto della discussione è la legge 169 del 2013, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 20 gennaio ma che potrebbe slittare, per la felicità dei presidenti delle Asd, al prossimo 1 luglio. Nelle intenzioni del legislatore pare chiaro un aspetto. In virtù di uno dei più lungimiranti obiettivi a favore della collettività, ossia quello dello progressivo sviluppo dello sport con la massina tutela della salute. Pertanto ogni società sportiva si dovrà presto dotare di un defibrillatore portatile. Ad esso, posto all'interno dell'impianto sportivo, dovrà essere associato personale formato al suo utilizzo e presente per tutta la durata delle attività. «Il mancato adempimento di quest'obbligo espone il rappresentante legale della società, nella persona del suo presidente, a un procedimento penale per omicidio colposo» ha spiegato il procuratore della Repubblica Paolo De Angelis.

Diverso il discorso nell'ipotesi in cui il personale formato e indicato non riesca a far fronte ai suoi doveri. «In questo caso, un evento di panico ad esempio, tutto andrebbe a ricondursi a una normale responsabilità personale - ha continuato De Angelis - escludendo quella dei presidenti».

In un mondo in cui si fa sempre più fatica ad attingere al volontariato, c'è la certezza che questa responsabilità andrà ad incidere ancora di più sul reperimento delle risorse umane necessarie. In pratica una scure per le società. La legge, infatti, esclude un reale obbligo di intervento del personale formato, ma la disposizione sull'omissione di soccorso fagocita l'argomento lasciando poco spazio alle interpretazioni.

La contraddizione della disposizione non finisce qui. «L'obbligo di acquistare un DAE (defibrillatore automatico esterno) spetta all'associazione sportiva e non al gestore o proprietario dell'impianto - è stato spiegato nel corso del convegno (presente in forma integrale su www.directasport.it). Un aspetto che libera le istituzioni scolastiche e rende un eventuale evento luttuoso al loro interno in qualche misura diverse rispetto a quello che dovesse avvenire in una qualunque palestra. «Basti pensare che per fare educazione fisica a scuola non è necessario il certificato medico» è stato detto.

Il legislatore, dunque, sembra aver predicato bene e razzolato male, non dando il buon esempio e scaricando il problema delle strutture pubbliche ai suoi utilizzatori esterni. «E' un follia alla quale dobbiamo ribellarci - ha detto durante il suo intervento il presidente dell'Amsicora Alessandro Dedoni - propongo di sottoscrivere la questione e di fare una pressione di tipo politico per fare in modo che la Regione Sardegna si adoperi. Ci paghino i costi dei defibrillatori, ci paghino e ci rimborsino per la formazione. In caso contrario. questa legge distruggerà l'associazionismo sportivo».

Mauro Farris

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