Il pallone si divide sull’omofobia di Sarri
Oggi la sentenza del giudice sportivo dopo gli insulti a Mancini: c’è chi chiede una condanna esemplare, chi assolve il mister
ROMA. Insulto o discriminazione? La dura lite tra Maurizio Sarri e Roberto Mancini nel finale di Napoli-Inter è sul tavolo del giudice sportivo che oggi emetterà il suo verdetto: ha tutto per decidere, anche se resta la possibilità teorica di un supplemento di indagine. L'allenatore del Napoli, che ha apostrofato il collega nerazzurro con “frocio” e “finocchio”, rischia dalle tre giornate ai quattro mesi di squalifica. Tutto dipende da come Tosel valuterà l'alterco; se solo un insulto (deprecabile) o una vera e propria discriminazione omofoba. E anche le parole di Mancini potrebbero essere sanzionate.
In attesa di conoscere il verdetto, le frasi di Sarri hanno scatenato una polemica fortissima. Da una parte le prese di posizione politiche con la richiesta di «punizioni esemplari», l'invito dell'Arcigay a «partecipare alla manifestazione sulle unioni civili», dall'altra la difesa di Sarri, a cominciare dai tifosi del Napoli che hanno manifestato la loro solidarietà nei confronti del tecnico. C'è poi la difesa del sindaco di San Giorgio a Cremano, omosessuale: «Le parole di Sarri fanno parte di un comportamento distorto, ma non taccerei il mister di omofobia».
«Se quelle frasi sono state dette non capisco la giustificazione di Sarri, cioè che quelle cose devono rimanere in campo - ha invece chiosato il numero 1 del Coni Malagò – non si possono circoscrivere quelle cose a un discorso di campo altrimenti non si finisce mai». Per il presidente dell'Assoallenatori, Renzo Ulivieri «hanno sbagliato entrambi. Io preferisco esser chiamato finocchio, che democristiano». E qualcuno ricorda che anche Mancini ha qualche scheletro nell’armadio: dopo un Lazio-Arsenal del 2000 cercò di mettere pace tra Mihajlovic e Vieira dicendo che «nel corso di una partita l'agonismo esasperato può portare a momenti di tensione e qualche insulto ci può state».
Intanto proprio ieri è arrivata la decisione del tribunale di Ancona in merito alla causa di separazione dalla moglie alla quale il 'Manciò dovrà versare un maxi assegno di mantenimento da 40mila euro al mese.
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