La Nuova Sardegna

Sport

Tutto Dinamo

Sardara: «In casa Dinamo è ancora work in progress»

di Andrea Sini
Sardara: «In casa Dinamo è ancora work in progress»

Il presidente fa il punto all’indomani della sconfitta in Eurocup a Saragozza. «Nessuna bocciatura, ci manca ancora l’equilibrio ma lo troveremo presto»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Mi aspettavo di più? Sì, mi aspettavo qualcosa di più, ma non è stata una disfatta e sono sempre convinto che col tempo troveremo l’equilibrio giusto». Stefano Sardara rientra dalla trasferta in terra d’Aragona con la mente piena di pensieri e con diverse certezze. La prima è che qualche volta a “tradire” possono essere anche le stelle. «Ciò che sto avvertendo è la difficoltà a riuscire a esserci tutti – dice il presidente del club sassarese –, difficilmente riusciamo a trovare il giusto equilibrio: non parlo di equilibrio tecnico, ma delle prestazioni dei singoli. A Saragozza abbiamo avuto la resurrezione di Varnado, abbiamo avuto un Alexander strepitoso in attacco, ma stavolta sono andati male due esterni fondamentali come Haynes e Logan. Non voglio mettere in croce nessuno, ci mancherebbe, è solo per spiegare meglio cosa intendo dire».

È la classica coperta troppo corta?

«Non direi proprio, anche perché negli ultimi tempi abbiamo visto che quando girano tutti contemporaneamente la Dinamo è in grado di battere chiunque: penso alle prestazioni contro Reggio Emilia, Pistoia e Galatasaray. Questo mi fa davvero ben sperare, dobbiamo soltanto trovare un equilibrio che può arrivare solo col tempo».

L’enorme divario a rimbalzo di mercoledì sera dà ragione a chi sostiene che la Dinamo avrebbe dovuto puntare su un rinforzo nel ruolo di centro?

«Non direi, perché come ho già sottolineato Varnado e Alexander hanno fatto la loro parte: il primo ha dimostrato con un ultimo quarto da protagonista di non avere problemi di tenuta fisica. Mentre Joe è andato bene in attacco e malissimo a rimbalzo, al contrario della precedente gara, in cui aveva fatto esattamente il contrario. La differenza a rimbalzo la fa anche l’intensità, non solo i centimetri. Siamo alla ricerca dell’equilibrio, tutto qui. E anche per Petway è arrivato il momento che inizi a dare qualcosa di più».

Ha parlato anche delle guardie spuntate.

«Contro una squadra forte come Saragozza abbiamo regalato due giocatori fondamentali: ma Logan si può permettere di tutto e di più, ci ha fatto vincere mille partite e non possiamo dirgli nulla. Idem Haynes, anche se non ha i suoi crediti. Ripeto, per un motivo o per l’altro non riusciamo quasi mai a essere tutti al top. Quando è successo, abbiamo fatto vedere grandissime cose: senza quelle prestazioni di alto livello, ora sarei molto più preoccupato. Siamo un po’ tornati con i piedi per terra, ma non dobbiamo andare oltre le righe quando le cose vanno bene né abbatterci quando girano male».

Quando arriverà la quadratura del cerchio?

«Quando costruisci un gruppo devi trovare i giusti equilibri. Non siamo maghi, e bisogna ammettere che la buona sorte si sta riprendendo un po’ di quello che ci aveva dato l’anno scorso. Tra l’altro ho ritrovato il discorso che feci alla squadra a dicembre 2014, e i toni non erano affatto carini: poi sappiamo com’è andata. Bisogna avere pazienza: alla fine dei giochi se le cose non saranno andate bene, ammetteremo con serenità gli errori, ma siamo convinti che questa squadra potrà farci divertire. Abbiamo il cartello “work in progress”».

Intanto ora c’è Mitchell.

«È la nostra arma in più. Abbiamo visto la partita di Saragozza insieme e anche lui si è già reso conto che la chiave per vincere è la difesa. Ci darà una grande mano».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Tribunale

Sassari, nessuna violenza sessuale sulla panchina: assolto un insegnante 50enne

di Nadia Cossu
Le nostre iniziative