Coach Calvani alla ricerca del vero Banco
Problemi di identità e giocatori fuori fase Dopo il ko con Cantù i dubbi crescono
SASSARI. Identità, equilibri di squadra, carattere, leadership. Cercasi tutto, cercasi Dinamo disperatamente: nel puzzle della squadra campione d’Italia, la ricerca dei tasselli giusti e della loro collocazione ideale procede con grande fatica, tra qualche buona prova e una serie preoccupante di schiaffoni presi in casa e fuori. Il ko interno contro la solidissima Acqua Vitasnella Cantù pone coach Marco Calvani di fronte ai soliti quesiti irrisolti.
L’identità. Dal momento del suo arrivo a Sassari, Calvani ha provato a dare una fisionomia precisa al proprio gruppo. In tre delle prime quattro gare della sua gestione ha inserito nello starting five Haynes, Logan, Eyenga, Sacchetti e Varnado, con la variante del match di Torino, in cui Alexander è partito titolare al posto di Eyenga. Da allora in poi il coach ha provato a cercare nuove soluzioni: se si prendono in esame le 9 gare di campionato e le 3 di Eurocup con Calvani alla guida, gli unici a essere sempre partiti nello starting five sono Haynes e Logan. L’altro fedelissimo è Varnado, partito dalla panchina solo in 2 occasioni su 12; 6 volte in quintetto base Eyenga e Formenti, 5 Alexander, 4 Sacchetti e Petway, una Mitchell.
La leadership. Da queste cifre appare con evidenza come l’ossatura della squadra si basa sui due piccoli e sul centro, mentre sulle ali siamo ancora in fase sperimentale. Il problema però è che Varnado, tra la piaga dei falli e altri problemi (in certe gare non prende proprio giri), non va oltre i 17’ di impiego, mentre Logan in questo momento è in forte calo, mentre Haynes difficilmente prende la squadra sulle spalle e non ha la continuità di rendimento che servirebbe. Alexander, che dopo un periodo di appannamento è “ri-esploso”, non ha la stoffa del condottiero, e Stipcevic può fare il trascinatore solo in certi frangenti. A questo punto si attende, con non poca impazienza, che Tony Mitchell scopra le sue carte.
Gli equilibri. Con Petway clamorosamente bocciato e difficilmente recuperabile, con Eyenga insufficiante nel ruolo di ala forte (con Alexander o Sacchetti non c’è paragone), e ormai chiuso da Mitchell come ala piccola (e ci sarebbe anche Brian, in gran forma, che non gioca da una vita nel suo ruolo naturale), per Calvani c’è da gestire la potenziale “polveriera” del gruppo italiano: in una squadra che troppo spesso ha una difesa molle e scollata, è impensabile vedere Devecchi in campo per insignificanti scampoli di gara. Di D’Ercole si sono perse le tracce per strada, di Marconato non sono mai state avvistate e Pellegrino è stato scavalcato addirittura da un under. Formenti ha invece incrementato minutaggio e rendimento, ma nono si può certo dire che la truppa tricolore in questo momento sia al top dell’umore.
Il carattere. Nei momenti difficili si vedono i gruppi realmente forti, e l’anno scorso è stato proprio così. Le occasioni di crescita e di riscatto però non mancano: ora, con tre ko di fila sul groppone in campionato e il passaggio del turno di Eurocup appeso a un filo, domani la Dinamo ha l’occasione di tirare fuori il carattere in quello che è un vero spareggio: al palazzetto arriva il Cai Saragozza e i sassaresi non hanno soltanto l’obbligo di vincere, ma dovranno anche ribaltare il -12 subito nel match di una settimana fa in Aragona.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

