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Luca Manca ad Alghero con la testa alla Dakar 6 anni dopo l’incidente

di Antonello Palmas
Luca Manca ad Alghero con la testa alla Dakar 6 anni dopo l’incidente

SASSARI. Dai deserti africani e sudamericani alla Riviera del Corallo. Sono passati sei anni dal terribile incidente alla Dakar, in Cile, che nel 2010 fece temere per la vita di Luca Manca e lo...

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SASSARI. Dai deserti africani e sudamericani alla Riviera del Corallo. Sono passati sei anni dal terribile incidente alla Dakar, in Cile, che nel 2010 fece temere per la vita di Luca Manca e lo lasciò in coma per diversi mesi. Un episodio che certamente ha segnato la sua vita ma che il pilota sassarese, oggi 35enne, sembra aver semplicemente scartato come fa con un ostacolo in una gara off-road. Ebbene, Manca è uno dei pochi sardi iscritti alla prima tappa degli Internazionali d’Italia di motocross in programma domenica ad Alghero: «Per tornare a corre la Dakar come è nelle mie intenzioni – spiega Luca Manca – la federazione mi impone di partecipare a quattro gare internazionali in modo da testare il mio stato fisico: sono fortunato perché almeno una è in Sardegna. Le altre gare necessarie per l’abilitazione ho intenzione di correrle in Africa». Una passione che parte da lontano, quella di Manca: «La prima gara di motocross la feci a Tempio, quando avevo 7 anni» racconta. Di solito queste cose non accadono per caso: «Infatti. Avevo uno zio con la passione dei motori, faceva gare automobilistiche in salita, Giambattista Bertolotti. In casa arrivò una moto a tre ruote, a quel punto il mio papà si comprò un Grizzly da cross. In campagna creammo i primi percorsi e così si sviluppò in me la passione per l’off-road». Poi l’incontro con i motorally: «Avevo 18 anni quando a Riola conobbi Fabrizio Meoni, un campione che si allenava sempre in Sardegna. Mi fece provare la sua moto “da Africa”, e fu un colpo di fulmine. L’anno dopo mi iscrissi al campionato italiano rally, con una moto da Dakar, la Ktm 950 Adventure, di quelle grandi insomma. Vinsi. Mi piacque. Feci altre gare nazionali, i rally di Sardegna, corsi a Dubai. Sino al secondo posto al Rally dei faraoni 2009. Ma continuai a fare enduro e motocross per prepararmi». Un’emozione correre in Sardegna: «Non ha paura a confrontarmi con i mostri sacri come molti colleghi sardi, contro campioni capaci di doppiare il quarto al mondiale. Chi ha un nome nell’isola ha spesso paura delle critiche. Io non ho timori reverenziali perché alla Dakar sono abituato a stare davanti». A proposito, cosa ti ha lasciato quella Dakar 2010 in Cile? «Ho voglia di tornarci, sinora non ci sono riuscito per vari motivi. Non ho il ritmo per stare davanti, ma voglio arrivare sino ina fondo. Ora è cambiata, è più enduristica, allora c’erano tratti da 200 orari, adesso si punta sulla sicurezza e occorre più preparazione fisica. No, nessuna paura, perch non ho sofferto. Ebbi l’incidente a gennaio e a giugno avevo già ripreso ad andare in moto. Ho fatto tanto lavoro, dopo l’incidente non avevo più tanto equilibrio. Ma sono certo di essere tornato su buoni livelli».

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