Il Cagliari comincia ad avere paura
Preoccupa la fragilità della difesa e la scarsa forma di alcuni giocatori. Vicenza e Modena gare chiave per il futuro
INVIATO A CAGLIARI. Guardarsi negli occhi, dirsi tutto senza peli sulla lingua, ritrovare serenità e quelle certezze che in questo momento si sono trasformate in debolezze. Il ritiro del Cagliari è stato deciso dalla società e condiviso dall’allenatore, per ricompattare un gruppo che ha il fiatone. Tre sconfitte in quattro gare e un pareggio acciuffato per i capelli, hanno fatto scattare l’allarme. E’ il momento delle riflessioni, di fermare una caduta libera che rischia di compromettere quanto costruito. Dieci punti di vantaggio sulla terza a undici giornate dalla fine rappresentano un “tesoretto” niente male, ma i rossoblù devono necessariamente sterzare, cambiare rotta, riprendere la strada che hanno percorso fino ad un mese fa, prima di entrare in un tunnel dal quale stanno facendo fatica ad uscire.
Confronti. Non c’è dubbio che quella del Cagliari è una rosa importante per la categoria. Il campo, però, ha detto cose un po’ diverse. Nel momento del bisogno le “riserve” hanno fatto rimpiangere (e tanto) i titolari. Chi ha avuto la chance di dimostrare che il mister sbagliava a lasciarlo fuori, non l’ha saputa sfruttare. E’ il caso di Alberto Cerri che Rastelli difende a spada tratta («non giocando con continuità fa fatica»), ma le sue prestazioni sono molto al di sotto della sufficienza. Col Perugia non ha saputo sfruttare la sua stazza fisica, perdendo quasi tutti i duelli e non aiutando la squadra. E’ giovane, può crescere, forse i tifosi sbagliano a fischiarlo, però di occasioni ne ha avute per confermare di essere un calciatore importante in prospettiva. Le risposte, però, alimentano i dubbi. Lo stesso discorso vale per Krajnc. Non è Ceppitelli e tutti se ne sono accorti. Ma nessuno si aspettava una metamorfosi di questo ragazzo, che nelle ultime gare ha commesso errori imperdonabili, pagati a caro prezzo.
La difesa. Da sei partite subisce regolarmente gol. In trentuno gare, dieci volte la porta difesa da Storari è rimasta inviolata e solo in due occasioni nel girone di ritorno. Numeri che la dicono lunga sulla fragilità di un reparto che in diverse partite non è stato adeguatamente protetto da un centrocampo sbilanciato in avanti. Per il resto ci sono stati errori gravi che hanno contribuito a far maturare risultati negativi. Senza andare troppo lontano. la rete di Prcic dell’altro ieri è un esempio che calza a pennello. Il giocatore del Perugia ha potuto controllare palla, avanzare per dieci metri indisturbato, prendere la mira e calciare. Regali del genere difficilmente le altre squadre te li fanno. Situazioni di gioco da rivedere per il futuro.
Astinenza. Marco Sau non segna dal 19 dicembre. Tre mesi senza gol per un attaccante sono un’eternità. Ha saltato diverse partite per infortunio e solo adesso sta recuperando la condizione ottimale. Ma da quando non c’è Di Gennaro, il bomber di Tonara gioca quasi sempre spalle alla porta e raramente va alla conclusione. Questo perchè le verticalizzazioni vengono fatte col contagocce. Si preferisce portare palla, invece di dialogare in velocità, oppure i lanci lunghi sui quali un calciatore di media statura fa fatica se deve lottare contro marcantoni. Quando si parla di involuzione di gioco, questo è uno degli aspetti sui quali sicuramente Rastelli deve fermarsi a riflettere e trovare le soluzioni per riarmare un giocatore che se messo nella condizione di colpire, può rivelarsi decisivo in questo finale di stagione.
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