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Società sportive, i Quattro Mori fanno squadra contro la crisi economica

Società sportive, i Quattro Mori fanno squadra contro la crisi economica

Protesta comune dei club di livello nazionale per far fronte alle difficoltà

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SASSARI. Spesso si trovano a sostenere il ruolo di testimonial di una Sardegna orgogliosa ma annichilita dai problemi. Sono le squadre (o più in generale gli sportivi) che partecipano a competizioni di livello nazionale: i loro nomi e i loro simboli all’esterno portano il messaggio di un’isola che non vuole mollare, ma il prezzo da pagare per quest’opera comincia a essere davvero troppo alto. Sempre meno sponsor e aiuti istituzionali, una continuità territoriale sfavorevole, ed ecco che fare sport ad alto livello è sempre più problematico. Certo c’è il contributo regionale della legge 17, ma spesso se ne conosce l’entità dopo mesi dal via della stagione (addio programmazione) e il saldo arriva l’anno dopo, spesso solo una tranche.

È di qualche giorno fa lo sfogo del responsabile del Cus Cagliari basket (A1 femminile), Marcello Vasapollo, che denunciava la spesa cui il club è stato costretto per giocare la trasferta di Napoli: quasi 400 euro per ogni giocatrice, perché sotto Pasqua non c’erano voli convenienti e si è chiesto l’anticipo. Non c’era alternativa, se non quella della rinuncia: «Siamo già retrocessi, ma abbiamo un nome da difendere,giochiamo in una prima serie». Il dirigente aggiunge ora un particolare: «La nostra americana Samantha Prahalis negli scorsi giorni è tornata a New York dai familiari: ebbene, ha speso in tutto 500 euro per andata e ritorno. Quando l’abbiamo saputo ridevamo per non piangere». Lo sfogo ha provocato parecchie reazioni, facendo nascere una sorta di fronte comune delle società: «Dal calcio a cinque al tennistavolo, dal football americano al rugby – dice – abbiamo ricevuto parecchia solidarietà e a breve ci incontreremo per cercare di capire come coinvolgere una Regione che appare distratta su questo fronte».

Il presidente del Crocchias Cagliari (calcio a cinque), Marco Vacca, ha di recente sollevato il problema del mancato coinvolgimento degli aeroporti isolani nell'iniziativa di Alitalia e Coni che permetterà alle società sportive italiane, ma non sarde, di raggiungere Roma o Milano a 79 euro fino a giugno. «Non solo scontiamo gli irrisolti problemi legati all'insularità e, soprattutto, alle scarse e inadeguate politiche di sostegno allo sport – dice – - ma adesso che qualcosa potrebbe agevolarci ci viene negato per colpa del mancato intervento della Regione».

Ci sono anche le isole felici, come la Dinamo: «Abbiamo la fortuna di avere tra gli sponsor Meridiana – spiega il team manager Gigi Peruzzu – e voliamo con loro con determinate facilitazioni. La nostra struttura si occupa in anticipo di programmare le trasferte all’uscita del calendario, anche se vi possono essere variazioni per le dirette tv. E ci sono interi settori che rischiano di sparire per colpa della crisi, come l’handball o il calcio femminile che sinoa qualche anno fa dominavano la scena. Luciano Flore, presidente dell’Atletico Oristano (calcio donne): «È impensabile che la Regione continui con la politica dei tagli, così si rischia di penalizzare lo sport in Sardegna. Si è passati da quasi 100.000 euro di qualche anno fa ai circa 50.000 attuali. Impensabile andare avanti in questo modo, si rischia prima o poi di farci scomparire».

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