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«È il regno delle idee confuse»

di Mauro Corno
«È il regno delle idee confuse»

L’ex pilota e commentatore: le qualifiche così sono assurde, appena fatto il tempo il pilota si ferma

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di Mauro Corno

«Sentiamo Palazzoli». Mario Poltronieri, a lungo telecronista della Formula 1 per la Rai, questa frase l’ha ripetuta migliaia di volte quando veniva il momento di approfondire questioni legate al regolamento, alle monoposto o ai piloti: il Circus, per Gianfranco Palazzoli, non ha mai avuto segreti. Oggi è un ottantenne lucidissimo che oltre a commentarle le corse a quattro ruote, ha al suo attivo anche sfide di prestigio con le due ruote. In Formula 1 è stato direttore sportivo, prima di cimentarsi con il microfono. Lo abbiamo contattato per fare il punto della situazione dopo i primi due Gran premi del 2016 e in vista dei prossimi appuntamenti.

Partiamo dal nuovo format delle prove.

«Entriamo subito nel regno delle “idee confuse”. Si sono riuniti giovedì scorso per trovare una soluzione ed è arrivata una “fumata nera”, lo rifaranno domani e chissà come andrà a finire».

Per adesso si direbbe non bene.

«Se pagassi il biglietto per assistere alla sessione in cui si assegna la pole sarei arrabbiato. Appena realizzano il tempo i piloti si fermano. Posso capire che la macchina e soprattutto gli pneumatici vadano risparmiati in vista della gara ma credo che gli spettatori vadano tutelati».

Anche i piloti non sembrano contenti.

«Però non sono in tanti a esporsi. La maggior parte se ne sta tranquilla a lamentarsi in privato, non vuole rischiare di mettersi contro agli sponsor».

Ecclestone però ha messo a tacere quelli che han parlato, dicendo che non contano molto.

«Bernie lo ha fatto per provocare, sa benissimo che sono loro a scendere in pista e che dovrebbero avere voce in capitolo, magari mettendo pressione ai propri team».

Lei conosce bene il manager inglese.

«Sì (sorride, ndr), anche se sono un po’ più giovane di lui (Palazzoli è del 1934, Ecclestone del 1930), si può dire che siamo cresciuti insieme nel mondo dei motori. È vero che trattare con lui non è facile, ma è soprattutto un appassionato: ha anche cercato di fare il pilota ma i problemi alla vista glielo hanno impedito. Oggi è impegnato nel braccio di ferro con Jean Todt ed è preoccupato per la difficoltà attraversata dalla Formula 1 nel trasmettere emozioni agli appassionati di tutto il mondo».

Le ripetute fermate ai box sembrano solo un palliativo.

«Non bastano di sicuro. Non ci si può esaltare per un cambio gomme compiuto a regola d’arte: al massimo lo si può apprezzare come indice di professionalità».

Il fascino è un’altra cosa, intende?

«So che è terribile dirlo ma quello che un tempo rendeva le corse affascinanti è il rischio. I piloti dovevano guidare, cercando di portare a casa la pelle, e non dovevano pensare ad altro come succede oggi: su un volante ci sono 30 pulsanti che devi sapere maneggiare andando a 300 all’ora. Per fortuna però la sicurezza ha fatto passi da gigante, lo si è visto in occasione dell’incidente di Fernando Alonso a Melbourne: qualche anno fa non so come sarebbe andata a finire».

Johnny Herbert ha consigliato allo spagnolo di ritirarsi.

«Poteva farne a meno, perché stiamo parlando di un fuoriclasse assoluto. Saprà lui quando farsi da parte. Adesso è molto presto, può ancora dare tanto».

La partenza della Ferrari è stata altalenante.

«Rispetto allo scorso anno sono stati fatti dei miglioramenti incredibili, ma quello che è successo a Raikkonen in Australia e a Vettel in Bahrain necessita di un’analisi: in casa hanno un milione di dati, sapranno cavare fuori i più interessanti, ne sono sicuro. Il problema più serio della Rossa però è un altro: la Mercedes».

Resta imbattibile?

«Ha un potenziale talmente elevato che ancora adesso non si capisce quanto. Lo scorso anno a Monza c’è stata una situazione quasi paradossale: hanno detto ad Hamilton di aumentare il ritmo, benché fosse primo e tranquillo, perché c’era il rischio di subire una penalizzazione. Lui non ha fatto una piega, perché a fine gara poteva permettersi di non risparmiare benzina, pneumatici e motore vista l’affidabilità della monoposto tedesca. E a proposito di Mercedes mi faccia aggiungere una considerazione».

Prego.

«È stato bellissimo vedere Aldo Costa ritirare il premio per la conquista del Gran premio del Bahrain da parte di Rosberg. L’ingegnere rappresenta un’eccellenza italiana».

A proposito di Italia, il Gp di Monza è sempre più a rischio dal 2017.

«L’uomo giusto per trattare con Ecclestone è Ivan Capelli: è un ex pilota, conosce la materia, può confrontarsi su ogni tipo di tema con lui e Monza è sempre Monza: Bernie ha visto che in Bahrain le tribune erano pressoché deserte anche se la regia ha fatto in modo di non riprenderle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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