Sogno playoff, la Dinamo Sassari si affida al fattore-Pasquini
Tre vinte e due perse dall’esordio come coach, proprio come Sacchetti e Calvani. Ma per centrare l'obiettivo dovrà insistere
SASSARI. Un po’ come Meo Sacchetti e un po’ come Marco Calvani, ma per portare la Dinamo nei playoff scudetto della serie A di basket il coach Federico Pasquini dovrà essere prima di tutto e soprattutto Federico Pasquini, superando insieme i suoi predecessori e se stesso. Migliorandosi ancora.
Il general manager ritornato temporaneamente allenatore dopo l’esonero di Marco Calvani siede sulla panchina biancoblù da cinque giornate e vanta un record di 3 vinte e 2 perse, esattamente come i due allenatori che hanno diretto la Dinamo prima di lui. Nei primi cinque match Sacchetti aveva un 3-2. Come Calvani ed esattamente come Pasquini, che ha conquistato la sua prima vittoria da allenatore in A (dopo l’esperienza a Napoli, con una squadra juniores e la società in bancarotta) contro Capo d’Orlando, dopo l’esordio choc vissuto con Pesaro.
Pasquini è partito bene, lui che la Dinamo l’ha forgiata d’estate e poi l’ha più volte corretta in corsa da dietro la scrivania. Adesso a bordo campo è ancora di più un tutt’uno con la squadra, e il suo record personale è quello dei suoi giocatori. Il coach del triplete Meo Sacchetti nelle sue sette partite di quest’anno ha chiuso in positivo con un 4-3, mentre Calvani dopo il 3-2 iniziale è calato fino al 5-8 negativo. Pasquini questi numeri li conosce. Sa che alla Dinamo, sesta in una classifica strettissima, serve almeno un’altra vittoria per avere la certezza dei playoff, e alla fine della stagione regolare mancano ancora tre partite.
Tre difficili partite. Nel girone di andata il filotto Reggio-Pistoia-Milano portò due vittorie casalinghe (le prime due) e una batosta che fece crollare le certezze che Calvani stava faticosamente cominciando a costruire, a Milano. Ora le due prime partite sono in trasferta, e non è un caso che Pasquini al termine della positiva prova fornita contro Torino abbia detto di voler vedere «di che pasta siamo fatti lontano da casa».
Di che pasta è fatta la Dinamo ma anche Federico Pasquini, nei destini logicamente intrecciati dal rapporto coach- giocatori resi ulteriormente vincolati dal ruolo dirigenziale del general manager, che sta riuscendo egregiamente a sostenere il peso della responsabilità dovuta al fatto di aver scelto lui i giocatori. Lo sta facendo condividendo le responsabilità e sfruttando la profonda conoscenza dei singoli. E’ soddisfatto dell’amalgama che si consolida, ed è anche soddisfatto di se stesso come coach, così in questo momento la Dinamo è Pasquini e Pasquini è sempre più la Dinamo. Se il coach saprà mantenere un bilancio positivo, lo sarà anche quello della Dinamo. Fino ai playoff.
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