Rivincita Borrotzu: a 38 anni segna 30 gol «Che soddisfazione»
Il bomber di Orani si gode il successo personale e di squadra «In tanti mi davano per finito, sono felice di averli smentiti»
URI. La classe, il talento e la capacità di mettere la palla in rete per Antonio Borrotzu non conoscono né tempo né età. Alla soglia dei 38 anni il bomber di Orani ha messo in bacheca ancora una volta il titolo di capocannoniere con 30 gol nel campionato di Eccellenza con la maglia dell’Atletico Uri. «Vincere un titolo così importante alla mia età ti può riempire soltanto di gioia – dichiara –. La soddisfazione è tanta, sia a livello personale che per aver contribuito a fare grande una squadra e una società seria e capace come l’Atletico Uri». Qualcuno a inizio campionato, in maniera affrettata, si era permesso di dire che era sulla via del tramonto invece. «Erano in pochi a credere in me, soprattutto gli addetti ai lavori, quelli che capiscono di calcio. Arrivare in doppia cifra sarebbe stato già un ottimo risultato, invece sono arrivati ben 30 gol. Per me questa è una piccola rivincita. Ad agosto dello scorso anno, quando eravamo in fase di preparazione qualcuno che aveva visto le prime amichevoli contro Nuorese e Torres, dopo appena una settimana di lavoro non ero assolutamente in forma, si erano permessi di dire cattiverie gratuite nei miei confronti. Se uno è esperto di calcio non può emettere sentenze a priori. Sa benissimo che in fase di preparazione non si possono esprimere certi giudizi su un giocatore». Tre anni fa il passaggio dalla serie D alla Prima categoria con l’Atletico Uri, una scelta coraggiosa, premiata con la vittoria di due campionati portando la squadra nel massimo campionato regionale. «Ero disposto a giocare anche in Terza categoria pur di sistemarmi col lavoro. Ho scelto di andare a Uri perché dopo gli anni trascorsi in serie D alcune cose non sono filate lisce. Mi volevano tutti bene a parole, però i fatti hanno dimostrato il contrario. Parlo delle esperienze col Budoni. Quella che mi ha fatto aprire gli occhi, in cui ho trovato persone che mi hanno solo usato nel momento che gli servivo. Poi dopo un problema a livello fisico sono stato scaricato senza pensarci due volte. Altro episodio che mi ha fatto riflettere per la scelta che avrei fatto l’anno dopo è stato quando è venuto a mancare mio padre. Nonostante il dolore la stessa settimana sono andato a giocare per il bene della squadra, poi alla fine, quando dovevano darmi i rimborsi mi sono sentito dire che non mi avevano costretto a fare una scelta del genere. Da qui ho capito tante cose».
Da subito, appena arrivato a Uri ha stretto amicizia con tutti. «In questo paese mi trovo benissimo, mi sento come a casa - aggiunge Borrotzu –. Che mi volessero bene non me l’hanno mai detto, me l’hanno dimostrato con i fatti e stando a contatto con loro quotidianamente posso dire di aver fatto la scelta giusta, sono persone meravigliose». Quindi scelta azzeccata. «Si, una scelta dettata dal fatto che volevo sistemarmi col lavoro e stare soprattutto vicino a mia figlia». Cosa ci sarà dopo il calcio giocato?. «Per adesso continuerò a indossare la maglia dell’Atletico, poi a settembre farò il corso per allenatore. Senza illudermi il mio obiettivo è quello di aiutare a fare crescere i giovani».
Franco Cuccuru
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