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Pasquini: «Ecco come sarà il mio Banco»

di Andrea Sini
Pasquini: «Ecco come sarà il mio Banco»

Basket, la grande sfida del nuovo manager biancoblù: «Sono sereno, ho alle spalle una struttura societaria solidissima»

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SASSARI. Coraggio, determinazione, un solidissimo rapporto con il capo e una conoscenza ormai perfetta delle dinamiche del “mondo Dinamo”. La sfida raccolta da Federico Pasquini è di quelle pesanti: guidare la squadra vincitrice dello scudetto 2015 tenendo un piede in panchina e uno in società. Anzi, entrambi i piedi in entrambi i contesti, dato che farà sia il capo allenatore che il general manager. Una figura unica nel panorama cestistico italiano.

Per svolgere un doppio compito come questo, da dove si comincia?

«Dal mercato – spiega Pasquini –, perché per noi il campionato è finito e c’è da pensare a questo. Ma naturalmente è ancora presto e in generale i giocatori in questa fase non hanno fretta di chiudere accordi».

Come funzionerà il suo lavoro?

«Uno dei principali motivi per il quale ho accettato questa sfida è il fatto che come società siamo davvero al top e me ne sono reso conto in questi due mesi e mezzo nei quali mi sono preoccupato solo di allenare. è semplice, d’estate farò il mercato, per il resto dell’anno mi occuperò della squadra, potendo delegare senza problemi molte questioni manageriali alla struttura Dinamo, che è molto solida».

Ci saranno nuovi ingressi, magari per coprire la casella del direttore sportivo?

«No».

La sua è stata una scelta complicata?

«Ponderata sì, ma non complicata. Mi sento estremamente sereno, il presidente Sardara mi infonde tranquillità in ogni scelta che faccio. Tra noi siamo diversi e complementari: nelle cose in cui lui è ansioso io gli do sicurezza, e viceversa. Abbiamo riflettuto, parlato, e alla fine abbiamo preso questa decisione. La sua insistenza su questa decisione mi conforta molto in tutti i sensi».

Da dirigente, perché non ha fatto una scelta “classica” sul coach?

«Non mi andava di partire con una gestione tecnica sulla quale non eravamo convinti al cento per cento».

Sinora lei a Sassari ha costruito le squadre sulla base degli input di un altro coach, nel caso specifico Meo Sacchetti. Con quali idee andrà ora sul mercato?

«Per l’impostazione di squadra mi limiterò a seguire tre linee guida, non mi piace avere troppe strategie aperte. Ma, come ho già detto, è molto presto per fare le prime scelte».

Dal punto di vista tecnico, quale impostazione darà alla squadra?

«Mi piace avere due esterni “combo”, un po’ come nelle ultime stagioni. Voglio un “tre” tiratore, perché il basket sta cambiando è non reputo più fondamentale avere un’ala piccola pesante e capace di giocare in post basso. Il “quattro” deve essere un giocatore di raccordo tra i due reparti, mentre per il ruolo di centro penso a un giocatore atletico da incastrare con un elemento molto fisico. Questa è l’idea per il quintetto».

Per lo staff tecnico conferma le indiscrezioni su Baioni e Vanuzzo?

«Baioni lo conosco da 15 anni ed è un tecnico di grande competenza. Il secondo assistente è Paolo Citrini. Poi se Vanuzzo entrasse nella società con qualsiasi ruolo sarei molto felice».

Giocatori: si riparte dalla base italiana?

«Devecchi e Sacchetti sono sotto contratto. Degli altri italiani sono contento e in generale proverei a tenerli, ma tutto dipenderà dalla strategia che sceglieremo».

Spissu e Pellegrino?

«Ci crediamo ma vogliamo che giochino, quindi anche qui dipende dagli incastri legati alle prime scelte».

Logan?

«Proveremo a tenerlo».

Si parla del ritorno di Dyson.

«È un giocatore di alto livello che a me piace molto. Tanti lo vogliono e noi non vogliamo restare fossilizzati su un nome. In generale igiocatori del triplete sanno cosa possono trovare a Sassari. Nei rapporti non voglio ripartire da zero ma neppure prostituirmi: ci deve essere la volontà di valutare tutto, non solo il soldo: siamo un’isola ma è un’isola in cui si vive bene».

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