«Incontrare Selleri è stata una fortuna»
L’ex portiere Giampaolo Pinna ha appena salvato la Massese
OLBIA. Ha preso la squadra della Massese (girone E del campionato di serie D) a sette giornate dalla fine ed è riuscito a salvarla, dopo la disputa dei playout. Giampaolo Pinna, 52 anni nativo di Mores, una vita calcistica tra i pali di parecchie squadre tra serie D, serie C2, C1 e serie B, ha messo su famiglia a Marina di Carrara, dove vive con la moglie Alessia e i figli Niccolò e Gaia. Dopo aver appeso i guanti al chiodo ha continuato a lavorare tra i pali, diventando il preparatore dei portieri di squadre toscane, l’ultima delle quali, la Massese dove da due stagioni ricopriva anche il ruolo di vice allenatore, prima di essere chiamato dal presidente per prendere le redini della prima squadra.
Mister Pinna ci racconta l’impresa che ha compiuto con la sua squadra?
«Dopo tre cambi di allenatore, il presidente prima e la squadra dopo, sono riusciti a convincermi. Mi conoscevano bene e io conoscevo loro. Siamo arrivati all’ultima giornata e al 92’ eravamo retrocessi direttamente in Eccellenza, un gol durante il recupero ci ha spalancato le porte dei playout da giocare però in trasferta».
A Scandicci ha compiuto una vera impresa andando a vincere per 3-0, salvando di conseguenza la squadra.
«Durante la settimana c’erano sensazioni positive, sapevo che potevamo riuscire a fare una grande prestazione. Con l’incoraggiamento dei cinquecento tifosi che ci hanno seguito, abbiamo vinto meritatamente lo spareggio. Dopo la partita il ritorno a Massa è stato trionfale e si è festeggiato sino all’alba».
Una vittoria così spettacolare e convincente, vale la riconferma in panchina per la prossima stagione?
«Non mi interessa. Il mio ruolo è quello di preparatore dei portieri e voglio proseguire con quel lavoro. Il mio sogno è, dopo aver giocato sino al campionato di serie B, che un giorno qualche società di serie A mi chiami per svolgere il mio ruolo che amo. Cioè fare il preparatore dei portieri».
A chi dedica l’impresa?
«Sicuramente a mia moglie Alessia e ai miei figli Niccolò e Gaia e alla gente di Mores, mio paese natale dove seguono e hanno seguito sempre la mia carriera. Senza dimenticare tutto l’ambiente di Massa con cui siamo riusciti a compiere questo grosso risultato».
L’inizio della sua carriera ha come prima tappa Olbia.
«È verissimo. Dopo il servizio militare e un’esperienza calcistica a Muravera per sei mesi in Promozione, sono tornato all’Olbia appena retrocessa dalla C2. La società ha puntato sull’esperienza di Sergio Pinna, ma Valentino Persenda, allenatore di quella squadra, stravedeva per me e dopo sette gare, alla vigilia del derby a Tempio, scelse di mandare me in campo e da quel giorno ho sempre giocato titolare, finendo di conseguenza tra i protagonisti di quella vittoria di campionato. Da Olbia ho fatto il grande salto giocando anche in serie B».
Nonostante ha messo radici in Toscana, lei ha sempre la Sardegna nel cuore. Quando puoi viene a vedere le nuove leve dei portieri?
“«nsieme agli amici Giancarlo Peana e a Michele Pintauro, alla fine del mese prossimo parteciperò all’Uno Lab che si svolgerà nell’occasione a Carbonazzi a Sassari. Vedremo i migliori portieri sardi in circolazione e mi dispiace che le squadre sarde puntino su portieri che arrivano da fuori dall’Isola, perché ce ne sono tantissimi bravi che non vengono considerati troppo dalle società isolane».
Intanto la finale playoff del girone sardo-tosco-laziale di serie D ha visto l’ Olbia battere la Torres. Contento?
«Il mio cuore batteva per l’Olbia ma solo per essere cresciuto calcisticamente in quella città dove ho trovato tanti amici e una società seria con in Bruno Selleri, uno bravissimo a trovare i giovani giusti per fargli fare il salto di qualità come fece con me. A Mores prima del mio arrivo a Olbia, tutti tifavano Torres, poi con la mia presenza con la maglia bianca, molti hanno cambiato squadra. Tifo decisamente Olbia, ma nella Torres ci sono sia Marco Sanna e sia il suo secondo Pietro Rubino che hanno giocato insieme a me. Una cosa è sicura, ora l’Olbia ha ottime possibilità di giocare in Lega Pro. Lo merita un’intera isola calcistica che ha bisogno di un’altra squadra tra i professionisti, dopo il Cagliari».
Paolo Muggianu
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