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Pubblico d’altri tempi e la curva rossoblù è stata spettacolare

di Pier Luigi Piredda
Pubblico d’altri tempi e la curva rossoblù è stata spettacolare

Commovente saluto finale dei tifosi ai giocatori della Torres Grande contributo allo spettacolo anche dai tifosi olbiesi

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SASSARI. Che spettacolo. Che pubblico. Quattromila persone a cantare e inneggiare per la squadra del cuore. Una coreografia d’altri tempi. Da emozioni forti. Ha vinto l’Olbia, ma ha ha vinto anche la Torres. Perché a Sassari ha vinto lo sport. Un derby sentito, a tinte forti, da dentro o fuori. Con grandi motivazioni per entrambe le squadre. E forse il momento più bello, alla fine della bella battaglia in campo combattuta senza isterismi ma soltanto con la giusta dose di rivalità, è stato dopo il fischio finale dell’otttimo arbitro Michele Di Caiano. Un applauso di tutto lo stadio ai gladiatori che dentro l’arena erano caduti stremati sull’erba. Quelli con la maglia rossoblù in lacrime per il dolore di non essere riusciti a tagliare il traguardo dopo aver superato con coraggio una serie di salite che sembravano insuperabili. Quelli in maglia bianca per aver coronato un sogno che a gennaio sembrava una chimera. Bravi tutti, anzi bravissimi. Onore a chi non ha lesinato una goccia di sudore fino all’ultimo istante di gioco. Ma onore anche a chi sugli spalti ha tifato e gioito. E a chi ha tifato e non ha potuto fare altro che ingoiare l’ennesimo boccone amaro. Ma con dignità, senza isterismi, nè violenze. Anzi, inneggiando alla squadra del cuore.

La curva rossoblù così piena non si era più vista dal 2006, dall’indimenticabile partita vittoriosa contro il Napoli in Serie C, ormai una vita fa. Colpo d’occhio stupendo con bandierine blu e rosse sventolate sopra uno striscione bellissimo sul quale era scritta la frase: “E uniti fidenti in giovane schiera, al vento spieghiamo la nostra bandiera” che è il ritornello dello storico inno della Torres composto nel 1903 al momento della fondazione della società Sef Torres da Mario Aroca e Barore Scanu.

Dall’altra parte gli olbiesi. Oltre trecento tifosi arrivati con i pullman fin dentro lo stadio e qualche altro centinaio disseminati in tribuna con amici sassaresi. Gli ultras galluresi hanno anche sbeffeggiato la tifoseria avversaria, ma hanno soprattutto fatto tifo per la loro squadra e poi hanno fatto festa con i giocatori andati sotto la curva per ringraziarli.

Ma dall’altra parte, anzichè uscire dallo stadio sconfitto e a testa bassa, il popolo rossoblù ha tirato fuori l’orgoglio. Il grido Forza Torres è eccheggiato per qualche minuto. Commovente. Tutto lo stadio ha cantato e applaudito una squadra che pur essendo stata superata sotto lo striscione del traguardo, ha disputato un campionato eccezionale, timonata abilmente in un un mare sempre in tempesta da un condottiero uscito dal campo con gli occhi rossi e lucidi per il dolore della sconfitta, ma a testa altissima. Oltre mezzora di applausi e incoraggiamenti alla Torres dopo la fine della partita. Mentre dall’altra parte la festa era appena cominciata. È continuata sui pullman lungo il viaggio di rientro ed esplosa nuovamente all’arrivo a Olbia. A Sassari resta l’amarezza, l’ennesimo boccone amaro che una tifoseria così bella non merita.

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