AZZURRI, NON È PIÙ IL TEMPO DELLE ILLUSIONI
C’era una volta il grande calcio italiano, quello che partiva favorito e che magari fra un trionfo e l’andarci vicino rimediava anche sonori rovescioni, quelli da pomodori in faccia dei Mondiali 1966...
C’era una volta il grande calcio italiano, quello che partiva favorito e che magari fra un trionfo e l’andarci vicino rimediava anche sonori rovescioni, quelli da pomodori in faccia dei Mondiali 1966 ma anche di Euro 1996, quando ci presentammo mangiando piadina e presunzione made in Arrigo Sacchi. Ma era il calcio in cui il dubbio del ct era se schierare Alex Del Piero o Francesco Totti, Roberto Baggio o Gianfranco Zola. Poi è cominciata l’epoca in cui scommessopoli, partite truccate e, soprattutto, dirigenti inadeguati, hanno portato all’impoverimento dei vivai, a una Serie A senza big e con tanti pipponi stranieri. Risultato? Anche quei pochi italiani che giocano non trovano “insegnanti”. E così adesso sono un po’ diversi i dilemmi del ct di turno, quell’Antonio Conte già sulla via del Chelsea. Per il ruolo nobile in attacco, ad esempio, ci si barcamena fra Graziano Pellè, Simone Zaza e lo scarto brasiliano Eder, uno che sa tanto di Paulo Roberto Cotechinho dei film anni Ottanta con Gigi e Andrea. Che magari fossero Buffon e Pirlo, ultimi baluardi del gran calcio razza platinum.
Ora le prospettive sono fosche ma non è detto che si debba partire rassegnati. Per due motivi: il nostro calcio ha nel dna risorse aggiuntive che prescindono dalla classe; e poi questa è una competizione strana, dove anche Danimarca e Grecia sono state capaci di alzare la coppa. Ecco, anche così siamo un po’ meglio di quelle due squadre, solo che resta da capire quanto e come saremo una squadra. Perché si può vincere da più bravi anche senza essere i migliori. Ma all’inizio è bene non illudere nessuno: non è più tempo.
@s__tamburini
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