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Dall’isola alla Nigeria sognando Rio

di Giovanni Dessole
Dall’isola alla Nigeria sognando Rio

Mauro Procaccini, ex coach della Silver, prova a trascinare la nazionale femminile africana ai Giochi Olimpici in Brasile

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PORTO TORRES. Dalla Scavolini Pesaro (da giocatore) alla Nazionale nigeriana femminile (da allenatore), passando per la Silver Porto Torres. Mauro Procaccini oggi è il tecnico della Nigeria, formazione in corsa per un posto alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Ma nel 2005 allenava la Silver Porto Torres.

Il coach pesarese è stato scelto dalla Federazione del paese africano per condurre in porto l'assalto ai Giochi, qualificazione da conquistare nel torneo di Nantes dal 13 al 19 giugno. La Nigeria: come, quando e perché? «Quest’anno ho allenato a Parma, in serie A1. Una delle mie giocatrici, la Ugoka, era nigeriana. È iniziato tutto per gioco. Il suo fidanzato in febbraio mi chiede di allenare la Nazionale, aveva contatti con la Federazione. La cosa mi allettava ma stentavo a crederci. Sono iniziati i primi approcci, ho realizzato davvero solo il 15 maggio, con il biglietto aereo fra le mani. Non ci avrei mai pensato, per chi fa il mio lavoro arrivare alla guida di una Nazionale è il massimo. E ora il nostro grande sogno: vogliamo andare a Rio, alle Olimpiadi».

Procaccini, classe 1961 con un trascorso sul parquet – esordio a 18 anni in serie A1 con la Scavolini – passa dal campo alla panchina nel 2000. Nel 2005 approda a Porto Torres, alla guida della Silver. Due stagioni, una storica partecipazione ai playoff promozione in Legadue e un ricordo stampato a fuoco nel profondo della memoria: «Quando parlo di Porto Torres mi si rompe sempre la voce, è stata una delle più belle esperienze della mia vita – racconta –. Il popolo sardo mi ha dato tanto affetto e ha sempre rispettato il mio lavoro, qualcosa che mai ho trovato altrove. Mi spiace per come è finita, ma la Sardegna e il Golfo dell'Asinara resteranno un indelebile punto di riferimento nel mio cuore».

Tornando all’Africa, com’è il basket in Nigeria? «Un mondo lontano, ma neanche troppo. Mi sembra di rivivere le esperienze da giocatore al sud Italia: c’è una passione pazzesca – dice il coach –. Sono rimasto sconvolto dal vedere quanti ragazzi futuribili ci sono qui. Appena arrivato ho seguito un camp, 40 ragazzi under 17, tantissimi alti dai 2.05 ai 2.10. A livello fisico il materiale umano è devastante, ma manca l’organizzazione – prosegue –. Non è facile, ma bisogna fare il massimo. Al palazzetto, durante gli allenamenti, vedo 200 persone ballare e scatenarsi in un boato al singolo canestro. Da noi non vola una mosca, qui ti diverti al 200%».

Mauro Procaccini, grande esperienza nella B1 italiana e in A2 a Fabriano, è attualmente «un ospite che si adegua alla cultura di un paese che vive in modo meraviglioso il basket. Tutti vogliono andare alle Olimpiadi. Dovremo fare a meno di una forte giocatrice protagonista in Spagna, tante delle mie ragazze giocano nei college americani e in Europa, solo 5-6 qui in Nigeria. Però a Rio vogliamo andarci». E il basket in Sardegna: «La pallacanestro sarda, a parte i mostruosi risultati della Dinamo, è un po’ in crisi - chiude Procaccini -. Ci sono tante realtà in difficoltà, poche riescono ad emergere. È un movimento di altissimo livello ma sottovalutato. Ho visto tanti buoni giocatori sardi, ma spesso non si guarda al sud, ed è un vero peccato».

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