«Fusione? Si vedrà Prima salviamola»
Il presidente del Latte Dolce, Fresu, e il futuro rossoblù
SASSARI. Di questi tempi per il calcio sassarese in generale e per la Torres in particolare è anche una questione di porte. Stamattina a Palazzo Ducale si aprono quelle della stanza del sindaco Nicola Sanna che riceverà i rappresentanti della associazioni Fondazione e Memoria Storica, preoccupati per i dati riferiti alla Torres, che parlano di un buco di minimo 700mila euro. Dal 30 giugno si dovrebbero socchiudere quelle della sede rossoblù, dove il nuovo proprietario Daniele Piraino e i suoi due soci – che hanno acquisito il club da Domenico Capitani per tre simbolici euro – una volta preso possesso si esprimeranno su intenzioni e progetti. Quindi, resta la porta con la serratura a tempo dell’operazione-fusione.
Roberto Fresu, presidente del Latte Dolce – seconda squadra cittadina, che come la Torres milita in serie D –, ha letto con attenzione della proposta dell’ex presidente della Torres Leonardo Marras. Non dice sì, ma neanche no. E concorda sul fatto che qualcosa di serio, e radicale, vada fatto. Subito.
«Io prima di tutto spero che i nuovi proprietari il 30 possano lamentarsi di essere stati attaccati ingiustamente, potendo sostenere di essere tranquilli, di avere la forza per far brillare la Torres – esordisce Fresu –. Sull’ipotesi fusione non posso pronunciarmi, se ne parla ma è un argomento delicato, può essere anche una soluzione auspicabile ma parlarne ora è prematuro. Non che sia una brutta idea, ci mancherebbe, ma in questo momento non c'è il contesto. Fusione? Su che basi? Si vedrà, ora il primo interesse è salvare la Torres».
Un maxi debito annunciato, e nessun miracolo in vista.
«No, perché Il problema è sempre quello: chi paga? Non è che qui manchino gli imprenditori, ma nessuno è così pazzo da sedersi su una polveriera. Anch’io tifo Torres, abitavo a Carbonazzi, da ragazzino non mi perdevo una partita e mi spiace che ora non se ne parli in positivo: questa situazione è uno sputtanamento per l’intera città».
Il Latte Dolce dimostra che una D si può fare, a Sassari, con dignità e trasparenza.
«Sui personaggi non mi posso esprimere, posso solo parlare di quello che facciamo noi. Alcuni giocatori della Torres costavano quanto l’intera nostra rosa per 4 mesi. Noi diamo solo rimborsi, fra giocatori e staff abbiamo 60 persone e non abbiamo mai saltato un pagamento. Ci basiamo sui giovani e sulla trasparenza. Mi chiedi 3000? Non si può. Mi chiedi 2000? Non si può. Quando vado in giro non devo camminare a testa bassa o farmi inseguire dalle persone. Se penso al marciume di questo mondo siamo felici essere la normalità, e se la normalità dovesse essere altro saremmo fieri di essere anormali».
Dicono che siete speciali e lo dicono anche le vittorie a livello giovanile.
«Mi hanno chiamato da Roma, un amico che è dentro le cose sostiene che avremmo potuto fare richiesta per il doppio salto in Lega Pro. Ci sono i precedenti, con Pisa e Sanremese. Ma solo per la situazione del nostro campo, e del Vanni Sanna, non potremmo».
La Torres. Cosa ne pensa?
«Che con una gestione molto, molto oculata si può fare. Non prendiamoci in giro, la situazione è quella che e non si può pretendere subito la Lega Pro ma se fai giocare dei bravi sardi – e di bravi ce ne sono –, evitando che insieme all’estate arrivi il lestofante di turno, con serenità si può ripartire. Se i tifosi vedono che un imprenditore serio ci mette la faccia si riavvicineranno. Ci vuole serenità, prima di tutto, e bisogna aspettare il 30 giugno».
Poi, la fusione?
«Poi, bisogna evitare una nuova ingloriosa fine. Faremo ragionamenti molto seri, per il bene della città. Ma questo bene bisogna costruirlo, non si fa in quattro e quattr’otto».
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