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Gianni Usala, un libro da record: la bibbia dell’atletica leggera sarda

di Pier Luigi Rubattu
Sandro Floris e Gianni Puggioni
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Sandro Floris e Gianni Puggioni

L’allenatore nuorese ha lavorato sei anni per ricostruire mezzo secolo di gare: «Ho iniziato pubblicando vecchie foto sul web, alla fine ho riempito 1600 pagine»

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NUORO. Milleseicento pagine per raccontare mezzo secolo di atletica leggera in Sardegna: un'impresa da maratoneta della scrittura. Gianni Usala ha pubblicato un’opera in tre volumi ricchissima di storie, nomi, numeri ed emozioni, dal 1950 alla fine del millennio. Bibbia, enciclopedia, chiamatela come volete: la trilogia di Usala è una prestazione da record.

L’autore, 66 anni, nuorese, è stato velocista, calciatore, docente di educazione fisica, allenatore, dirigente, organizzatore di meeting.

Quando ha smesso di insegnare ha avuto un'illuminazione: si è reso conto che i ricordi di una vita tra piste e pedane si accavallavano nitidi ma disordinati, ha intuito che sogni e fatiche, trionfi e delusioni, tempi e misure chiedevano di essere ricomposti in un grande romanzo. Ma neanche lui, forse, immaginava di poter raccogliere una tale mostruosa quantità di informazioni.

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Dopo sei anni di lavoro, nel settembre del 2015, Usala ha pubblicato “Atletica sarda da non dimenticare - La storia” (già in ristampa). Poche settimane fa hanno visto la luce gli altri due volumi, “I numeri”, con risultati e statistiche, e “I protagonisti”, con 523 schede di atleti (Edizioni Nuova Prhomos).

C'è tutto, proprio tutto. A partire, ovviamente, dalle imprese dei campioni.

«Se devo indicare un atleta simbolo per ogni decennio – dice Usala – negli anni '50 scelgo Antonio Ambu che dominò a lungo il fondo in Italia. Poi Franco Sar, sesto nel decathlon alle Olimpiadi di Roma. Milena Sanna che con i suoi risultati in diverse discipline diede una scossa al settore femminile. Sandro Floris, il primo a esplodere in una favolosa generazione di sprinter sardi. Infine Valentina Uccheddu, grande lunghista la cui carriera culminò con il quinto posto ai Mondiali del 1995».

Ma “Atletica sarda da non dimenticare” è soprattutto l’omaggio meticoloso e nostalgico all’impegno di migliaia di ragazzi e ragazze sulle piste. Usala lascia risplendere le gemme dei più forti e scolpisce un monumento alla dedizione gioiosa dei comprimari, senza dimenticare il capitolo più amaro di ogni sport: i campioncini sfioriti a causa della sfortuna o di altre scelte di vita. «Due nomi su tutti, due velociste arrivate in nazionale e poi bloccate dagli infortuni: Rita Angotzi, che ha corso giovanissima alle Olimpiadi di Seul, e Laura Mascia».

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«Quando ho iniziato la ricostruzione di mezzo secolo di atletica sarda, l'idea del libro era lontana – racconta Usala –. Dalla mia collezione di riviste specializzate e dalle raccolte dei quotidiani sardi prendevo articoli e foto che pubblicavo sul sito internet dell'Atletica Delogu. Intanto ricevevo immagini e testimonianze da tantissime persone che avevano fatto atletica e che a volte neppure conoscevo».

Una comunità che ha continuato ad allargarsi mentre Usala scavava anche negli archivi della Federazione e delle società sportive. Un ex atleta sassarese, Claudio Casula, gli ha dato un prezioso aiuto per le ricerche in biblioteca.

«All'inizio del 2015 ho organizzato a Nuoro una proiezione del materiale che avevo accumulato. Una rimpatriata di ex atleti ai quali ho proposto l'idea del libro: il loro incoraggiamento è stato decisivo per andare avanti».

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Perché ha scelto di partire dal 1950, rinunciando a celebrare la medaglia di bronzo di Tonino Siddi – talento selvaggio e smisurato – con la 4x100 azzurra alle Olimpiadi di Londra del 1948? «In Sardegna – risponde Gianni Usala – c'erano già stati atleti di valore, ma si trattava di casi isolati. Per affermarsi erano dovuti andare in continente, come Siddi o il fondista Nocco. Negli anni Cinquanta, invece, crescono le società locali che scoprono e allevano i propri campioni».

Ma perché fermarsi al 2000? «L'atletica sarda secondo me stava cominciando a decadere, nel senso che si stava “continentalizzando”: le società importavano troppi atleti da fuori».

Eppure nomi nuovi e talenti strepitosi continuano a spuntare nell’isola. Uno su cui scommettere? «Dalia Kaddari, velocista. Lasciamola crescere...».

E non conosce pause nemmeno la maratona letteraria di Gianni Usala, che sta mettendo insieme il materiale per un nuovo imponente libro: «Parlerà dell’atletica a Nuoro e in provincia, dalle origini a oggi».

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