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LE DUE LACRIME DI RICARDO

“Mi sono bruciato le ali presto”, diceva di sé Ricardo Quaresma, alla fine del 2004: aveva solo ventun anni. Ci si possono bruciare le ali, a quell’età? Sì, se ci si muove in fretta. Ricardo è sempre...

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“Mi sono bruciato le ali presto”, diceva di sé Ricardo Quaresma, alla fine del 2004: aveva solo ventun anni. Ci si possono bruciare le ali, a quell’età? Sì, se ci si muove in fretta. Ricardo è sempre andato veloce, anche troppo: in campo corre come un cavallo e non a caso László Bölöni, suo maestro allo Sporting Lisbona, tanti anni fa gli dette il soprannome che gli è più caro, Mustang.

Quella frase Ricardo la pronunciò dopo essere stato ceduto dal Barcellona, che gli aveva concesso la grande chance. Ma il percorso di Quaresma, più che una parabola, è stato un elettrocardiogramma. Portogallo, Spagna, Italia, Inghilterra, Turchia, a un certo punto anche gli Emirati Arabi, il ricco cimitero degli elefanti per gli assi a fine carriera; solo che lui non era un elefante. Andate, ritorni, declini, rinascite. Le ali bruciate lui ha saputo ripararle, e poi incendiarle di nuovo, e poi rimetterle in sesto, e poi ustionarle ancora, in un ritmo shakespeariano.

All’Inter nel 2008, con Mourinho, è stato un periodo nero: un gol illusorio all’esordio con il Catania e poi un fallimento. Tredici gare, una sola rete, l’amarezza, la testa china ogni volta che il cartello delle sostituzioni si alzava per lui. È quel tunnel nero di fischi, sarcasmo e rassegnazione nel quale a volte si infilano gli sportivi. Dopo tante ferite - non a caso sul volto di Ricardo sono tatuate due lacrime - oggi è in una fase eccellente.

Con il Porto ha spaventato il Bayern in Champions (doppietta) e con il Portogallo, finalista degli Europei, è tra i migliori. L’officina delle ali del Mustang è sempre aperta: guasta, ripara. Lui ha un’anima mescolata, il padre gitano, la madre angolana, il razzismo subìto, l’orgoglio per una patria che suona come una sintesi dei suoi cromosomi.

Vive nella terra di mezzo tra il centrocampo e l’attacco, tra il centro e la fascia, ha un talento enorme e poco inquadrabile. Può deludere oppure esaltare. Ma nei giorni di ali buone non vorreste trovarvelo di fronte. Le due lacrime sono sul suo volto per sempre ma a volte le sue giocate fanno piangere gli altri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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