La Torres targata Piraino brancola nelle tenebre
Serie D. Nessun segnale concreto sulla programmazione della nuova gestione Tifoseria in fibrillazione in attesa che i dirigenti facciano chiarezza sul futuro
SASSARI. Vuoi mettere un’estate tranquilla? Per i tifosi della Torres ormai è il caso di non pensarla nemmeno questa possibilità. Ormai da tanti anni il copione è sempre lo stesso. Cambi societari, squadra da ricostruire, programmi sempre nebulosi e qualche volta incomprensibili, la solita cordata sempre dietro l’angolo, tifosi depressi e sfiduciati. E anche questa volta niente di nuovo. Il passaggio di mano della proprietà da Domenico Capitani a Daniele Piraino, almeno per ora, non ha dato segnali di vero rinnovamento. Semmai a prevalere è la constatazione di una situazione di incertezza dovuta soprattutto a un silenzio incomprensibile da parte della proprietà, che nonostante gli annunci non ha ancora convocato una conferenza stampa per spiegare le strategie e i programmi.
Allora, ecco i rumors a farla da padrone. Gli ultimi fanno riferimento alle istituzioni: il sindaco di Sassari, giustamente coinvolto perché la Torres è un simbolo della città, ha fatto sapere che a lui non si è presentato nessuno intenzionato a rilevare la società. Però ci sarebbero adesso pressioni da parte di parti politiche bipartisan sul primo cittadino perché si attivi per cercare di risolvere questa situazione. Fondamentale sarà anche accertare se effettivamente Daniele Piraino ha respinto chi gli chiedeva di passare la mano con un “la Torres non è in vendita” che non lascia spazio a una possibile e seria trattativa. Si discute molto su questo atteggiamento. Soprattutto ci si pone la domanda delle domande: Piraino è davvero in grado di poter sostenere l’onere finanziario della gestione di una società di calcio oberata di debiti creati dalla gestione Capitani? Se ne discute anche perché i possibili acquirenti ai quali il presidente Piraino avrebbe chiuso la porta in faccia sembrerebbero in grado, o almeno così lasciano intendere, di poter subentrare forti di una capacità economica sufficiente per accollarsi il passivo societario (si parla di almeno 700 mila euro). A questo punto, quando la prima settimana di luglio è già alle spalle e i tempi per portare avanti una programmazione seria vanno restringendosi, una parola di chiarezza è ancor più necessaria. Tra l’altro molte delle persone che hanno ricevuto sia pure informalmente incarichi tecnici e dirigenziali stanno alla finestra e aspettano anche loro atti concreti. Infine, va rivisto l’atteggiamento di quanti millantano la loro disponibilità a prendersi cura delle sorti della Torres e non hanno però il coraggio di venire allo scoperto. Solo così sarà possibile capire se dopo 113 anni di vita la Torres può ancora avere un futuro.
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