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Tamberi: «Adesso punto all’oro olimpico» Inglese: «È bellissimo»

AMSTERDAM. «È bella anche questa corona – è il commento di Tamberi dopo la sua vittoria –, ma quest’anno vorrei mettermi in testa anche quella di Rio che sta diventando un sogno che si avvicina. Per...

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AMSTERDAM. «È bella anche questa corona – è il commento di Tamberi dopo la sua vittoria –, ma quest’anno vorrei mettermi in testa anche quella di Rio che sta diventando un sogno che si avvicina. Per questa gara di Amsterdam ho indovinato il mio pronostico sul podio e sulle misure che servivano per andare a medaglia. Non fermatevi al 2,32 che mi è bastato per vincere perchè oggi ero veramente al top. Poi con il titolo in tasca ho comunque provato i 2,40. Tre tentativi sicuramente migliori rispetto agli Assoluti di Rieti, ma la tensione ormai stava un po’ calando».

In ogni caso, fa capire, “Gimbo”, la sfida la muro dei 2,40 è ancora aperta. «Era l’obiettivo di questi Europei. Mancano solo 34 giorni alla qualificazione di Rio – dice Tamberi –, e arrivarci con un “accredit” così non sarebbe niente male. Voglio riprovarci, non so se a Montecarlo il 15 luglio. Tutto facile? Assolutamente no. Avantieri dopo la qualificazione, si è rifatto vivo il mal di schiena e mi era preso un momento di sconforto. Per fortuna ci hanno pensato la mia ragazza Chiara, il mio grande amico Daniele (Cavazzani, campione italiano del salto triplo) e il mio mental coach Luciano Sabatini. Devo davvero ringraziarli, perchè mi hanno aiutato a ritrovare la cattiveria giusta per essere in gara».

Questa di Amsterdam è stata la prima trasferta azzurra di Tamberi da capitano. «Sono onorato di essere stato il capitano di una squadra giovane e determinata – risponde il marchigiano –. Il simbolo di questo team secondo me è Ayomide Folorunso. Avete visto con che grinta è scesa in pista nella finale dei 400 hs? Ha lottato con denti. Ecco sono questi i giovani brillanti e grintosi dell'atletica italiana».

Alla quarta esperienza nella mezza maratona, Veronica Inglese è vicecampionessa d’Europa. Primato personale migliorato di 24 secondi e la consapevolezza di aver cambiato passo. «Stare davanti, lottare per il primo posto è stata una sensazione bellissima. Quasi non ci credo, ma è tutto vero. Del resto – commenta – ve l’avevo detto che il sesto posto sui 10.000 metri di mercoledì era stata una specie di qualificazione per la mezza maratona di oggi».

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