Il ricordo di Nunzia Serradimigni: «Rischiammo di non andare in Urss»
SASSARI. Nel 1979 la Russia invade l’Afghanistan. A Mosca, nel 1980, ci sono le Olimpiadi. Gli Stati Uniti, assieme ad altri 60 Paesi membri del Cio, decidono di boicottare i Giochi russi. Ne nacque...
SASSARI. Nel 1979 la Russia invade l’Afghanistan. A Mosca, nel 1980, ci sono le Olimpiadi. Gli Stati Uniti, assieme ad altri 60 Paesi membri del Cio, decidono di boicottare i Giochi russi. Ne nacque un’Olimpiade monca, priva di tanti grandi protagonisti, soprattutto delle stelle americane. L’Italia dopo una fase di indecisione partecipò a quelle Olimpiadi: della comitiva azzurra faceva parte anche la cestista sassarese Nunzia Serradimigni. Assieme a lei nell’ormai ex Unione Sovietica, c’ era anche Meo Sacchetti, già allenatore della Dinamo e, allora, giocatore della Nazionale maschile di pallacanestro.
«Era tanta la felicità di esserci che in totale sincerità dico: mancavano gli Usa ma noi c'eravamo e questo era l’importante. Nel villaggio l’argomento non era tanto sentito, ma per sano egoismo – spiega la Serradimigni –. In realtà sino all’ultimo c’era la possibilità che anche l'Italia rinunciasse a Mosca. Alla fine si decise di farci partecipare ma non facemmo la sfilata, rinunciammo all'inno e ci radunammo sotto la bandiera olimpica».
Se l’Italia avesse rinunciato a Mosca? «Il pensiero di dover lasciare dopo essere riuscite a tagliare il traguardo era terribile – racconta l’ex giocatrice oggi allenatrice –. Avevamo trascorso un mese in Bulgaria per le qualificazioni: 35 nazioni in gara, ne passavano solo tre più il paese ospitante. Dopo un mese massacrante sul Mar Nero, non andare in Russia sarebbe stato tragico». In Italia che risalto aveva avuto il boicottaggio delle Olimpiadi sovietiche? «C’era grandissima delusione fra gli organi di stampa, gli Usa erano una potenza dal punto di vista sportivo, avrebbero fatto spettacolo. Poi, da atleta, posso capire che per gli atleti americani sia stata dura»
Oggi proprio la Russia, seppur per motivazioni differenti, rischia di non andare a Rio causa scandalo doping: «Posso immaginare la rabbia degli atleti e delle squadre della Russia – prosegue Nunzia Serradimigni –. Chiaro però che ci si pone il dubbio, che si pensa al doping, ai suoi effetti e a quanto può condizionare una prestazione. Se tutto risultasse vero, al di là delle decisioni del Cio, sarebbe lo sport a risultare sconfitto. Purtroppo pagano tutti, anche i puliti».
Quanto è dura per un’atleta rinunciare al sogno a cinque cerchi? «Siamo persone che progettano una vita inseguendo il miraggio di una medaglia, sei ad un passo e poi contingenze altre oltre lo sport te lo impediscono – chiude Nunzia Serradimigni –. Doping e politica hanno poco o nulla a che fare con lo sport, con l'Olimpiade. Ciò detto capisco l'amarezza di chi non potrà esserci».
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