Tortu è felice, ma... «Speravo di sentire l’inno»
Il vicecampione del mondo dei 100 il giorno dopo l’impresa viene dipinto come il nuovo Livio Berruti
SASSARI. Filippo Tortu è vicecampione mondiale junior dei 100 metri e l'atletica leggera italiana sogna di aver trovato l'erede di Livio Berruti. «Sono quasi senza parole, felicissimo – le parole di Filippo Tortu dopo lo storico argento - Ora ho ancora l’adrenalina addosso e non riesco a realizzare cosa ho fatto, forse domani ci capirò qualcosa in più. Sono partito dietro… stranamente, poi ho solo pensato a correre più forte che potevo. Vedevo i miei avversari abbastanza vicini, sul traguardo non capivo se ero davanti o meno… vedere il mio nome sul tabellone è stato davvero bello. Dico la verità speravo di sentire l’Inno, ma ho dato il massimo e per ora va bene così. Voglio fare un grande in bocca al lupo a Gianmarco Tamberi. Ha avuto tanta sfortuna ma saprà tornare a farci sognare. Anche se io, con la mia barba inesistente, ancora non sono proprio halfshave… magari fra qualche anno”.
C’è chi evoca, per leggerezza, eleganza e efficacia nella fase lanciata, un nome che fa tremare i polsi: Livio Berruti. Lui, al primo anno nella categoria, classe 1998 di origini galluresi e nato a Milano, residente a Costa Lambro, cresciuto nella Riccardi Milano e ora tesserato Fiamme Gialle, unico bianco in gara nella finale iridata, è stato battuto solo dall’americano Lyes, 10”14 (+0,2). Alle sue spalle Tortu in 10”24 precedendo Mario Burke (Barbados) e Tlotliso Leotlela (Sudafrica) con 10”26 e 10”28. A soli 18 anni e 35 giorni Tortu è così diventato vicecampione mondiale junior dei 100 metri e primo degli europei. Per capire la portata di questa medaglia basta pensare che tra gli sprinter italiani solo il siciliano Francesco Scuderi si era avvicinato: terzo vent’anni fa.
Pippo ha dimostrato di sapere chi era Berruti, è cresciuto in una famiglia che ha cullato e amato l’atletica e la sua espressione più spiccia e affascinante, la velocità: da nonno Giacomo a papà Salvino, dalla Sardegna natia alla Brianza, i Tortu hanno scritto le loro pagine, i loro capitoli di storia, scanditi da un record di famiglia che dal 10.9 di Giacomo è diventato il 10.6 di Salvino, padre e allenatore di questo giovanotto ancora privo di un pelo di barba e di patente, e in grado di demolire quanto scandito dal cronometro avvinto come l’edera alla linea dinastica: 10.19 del 7 luglio ad Amsterdam lo ha portato a un soffio dall’eurofinale e a un soffio dal minimo che gli avrebbe assicurato un volo verso Rio. Ma il futuro è suo.
Roberto Spezzigu
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